Startup e crowdfunding: 4 regole per investire con successo

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Startup e crowdfunding: 4 regole per investire con successo

Marzo 13, 2026 La redazione Educazione finanziaria / Equity Crowdfunding

A più di dieci anni dalla sua comparsa in Italia, il crowdfunding è ormai un pilastro consolidato della finanza alternativa riconosciuto anche a livello istituzionale, a livello non solo nazionale, ma europeo. Con la piena operatività del Regolamento UE (ECSPR) e l’armonizzazione dei mercati transfrontalieri, investire in startup innovative è più sicuro e accessibile che mai, grazie alle norme sulla trasparenza e sulla tutela degli investitori.
Ma l’investimento in crowdfunding resta un’operazione finanziaria che richiede consapevolezza delle dinamiche e dei rischi. In questo articolo, esploreremo le 4 regole d’oro per navigare con successo tra le opportunità di investimento in startup con il crowdfunding.

1. Conoscere il crowdfunding più utilizzato dalle startup: l’equity

Il crowdfunding (dall’inglese “crowd”, folla e “funding”, finanziamento) è una forma di finanziamento collettivo realizzabile attraverso apposite piattaforme web autorizzate da Consob e Banca d’Italia che mettono in contatto imprese in cerca di capitale per accelerare la propria crescita e soggetti disposti a conferire il proprio denaro per sostenerla. Si tratta di una modalità di investimento alla portata di tutti, perché consente di investire in progetti concreti, in economia reale, a partire da piccole cifre: non bisogna essere esperti di finanza, né avere portafogli milionari.

Come abbiamo raccontato nel nostro articolo sui 5 elementi fondamentali per una campagna di successoquando si parla di crowdfunding e startup ci si riferisce solitamente all’equity. Benché esistano quattro diverse tipologie di crowdfunding finanziario (lending, debt e – appunto – equity), quest’ultima è quella più diffusa tra le startup innovative in cerca di capitali per far decollare il proprio progetto, perché si adatta particolarmente bene alla fase iniziale di un’impresa, quando le risorse sono limitate. 

Investendo in una startup con l’equity crowdfunding, l’aderente acquisisce titoli partecipativi al capitale dell’impresa e diventa quindi socio della stessa.

2 – Conoscere le normative: l’Unione Europea ha un regolamento comune per l’equity e il lending crowdfunding

Nel 2020 l’UE ha approvato il Regolamento ECSP (European Crowdfunding Service Providers) per uniformare le norme di funzionamento dei fornitori di servizi di crowdfunding in tutta l’Unione. Il regolamento è poi entrato effettivamente in vigore nel 2023, dopo un lungo periodo di transizione.

Abbiamo parlato nell’articolo sul regolamento UE di tutte le novità introdotte dai provvedimenti in esso contenuti. Sintetizziamo qui gli elementi più importanti da conoscere nell’ottica di investire con successo in startup con il crowdfunding:

  • Solo le piattaforme autorizzate dalle autorità competenti nazionali possono erogare servizi di crowdfunding (cioè ospitare campagne e raccogliere investimenti). Quindi, per verificare l’affidabilità di una piattaforma, basta verificare la sua iscrizione al registro ESMA.
  • Le piattaforme hanno l’obbligo di fornire informazioni trasparenti sui progetti proposti e sui metodi di analisi, valutazione e selezione dei progetti proposti. Leggere i documenti presenti sulla pagina di ciascuna campagna è importante per verificare questa trasparenza e investire con consapevolezza.
  • Per investire, è necessario sottoporsi a un questionario di conoscenza, finalizzato a verificare le competenze in materia di investimenti finanziari e la comprensione dei rischi. Inoltre, i portali devono mettere a disposizione degli utenti la possibilità di eseguire una simulazione della capacità di sostenere perdite (che è facoltativa).

3 – Ci sono diversi modi per monetizzare l’investimento

Un investimento in startup tramite equity crowdfunding fa riferimento a un orizzonte temporale medio-lungo. Il ritorno dell’investimento non è quindi immediato, ma richiede un po’ di pazienza.

Tra le possibili exit strategy c’è innanzitutto la vendita della società a terzi. Si tratta solitamente di competitor più grandi o di grossi fondi di investimento che decidono di acquisire startup e PMI innovative dando agli investitori la possibilità di cedere le proprie quote.

Un ritorno sull’investimento simile si può ottenere anche nel caso in cui la startup si quoti in Borsa, permettendo agli investitori di cedere le proprie quote sul mercato.

Molto più a lungo termine è invece la terza tipologia di ritorno, data dalla distribuzione di dividendi: per le startup innovative vige infatti il divieto di distribuire gli utili per almeno 5 anni.

Infine, si può anche decidere di rivendere le quote a terzi, ma bisogna riuscire a trovare da soli gli acquirenti e concordare il prezzo, trattandosi di un capitale illiquido. A tale scopo esistono bacheche elettroniche per lo scambio di quote, in particolare nel nostro hub c’è Crowdarena, e il regolamento ECSP incentiva lo sviluppo di queste infrastrutture.

4 – Per ridurre il rischio si devono diversificare gli investimenti

Nonostante la facilità di realizzazione e la possibilità concreta di ottenere ritorni anche molto cospicui, investire in startup con il crowdfunding rimane pur sempre un’operazione con un certo margine di rischio: la possibilità di perdere i propri soldi non può essere esclusa. Ecco perché, prima di investire, è necessario assicurarsi di avere le capacità finanziarie per fronteggiare un’eventuale perdita della somma versata. 

Detto questo, esistono comunque alcuni accorgimenti seguendo i quali si può ridurre al minimo eventuali perdite. Proprio come negli investimenti finanziari tradizionali, anche nel crowdfunding tutti gli operatori del settore consigliano di diversificare il più possibile gli investimenti: invece di investire i propri soldi in un solo progetto, è più saggio selezionarne diversi. Si distribuisce, così, il rischio su progetti diversi: un eventuale investimento in perdita può essere compensato da un altro in positivo.

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