Le competenze tecnico-scientifiche sono diventate uno dei principali motori dell’innovazione economica. Dall’intelligenza artificiale alla fintech, dalla ricerca biotecnologica alle startup tecnologiche, molti dei settori con maggiore crescita e capacità di generare valore richiedono conoscenze matematiche, informatiche e ingegneristiche.
Questo è uno dei motivi per cui le donne risultano marginali nelle carriere in ambito tecnologico e più in generale nelle carriere maggiormente remunerative nell’attuale mercato del lavoro. La formazione femminile nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), infatti, resta ancora significativamente più bassa rispetto a quella maschile. Questa disparità che si riscontra nel sistema educativo si riflette poi direttamente nel sistema lavorativo e imprenditoriale.
Promuovere l’accesso delle ragazze alle discipline STEM, quindi, è un pilastro della lotta al divario di genere, che deve fare leva su un lavoro culturale di demolizione degli stereotipi che implica la collaborazione di istituzioni, scuole, media. Ma non è “solo” una questione di divario di genere: come abbiamo spiegato nel nostro articolo sulla leadership femminile, i dati mostrano che la diversità di genere risulta uno stimolo tale da migliorare le performance delle aziende che la realizzano al proprio interno.
La sottorappresentazione femminile nelle discipline scientifiche è un fenomeno diffuso a livello internazionale. Secondo i dati del report UNESCO 2025 sul tema, solo il 35% dei laureati nelle discipline STEM nel mondo è donna.
Il dato medio nasconde inoltre differenze significative tra i vari ambiti scientifici. Le donne sono relativamente più presenti nella biologia e nella medicina, mentre risultano molto meno rappresentate nelle discipline legate alla tecnologia e all’ingegneria. In particolare, la quota femminile è particolarmente bassa nei settori dell’informatica, dell’intelligenza artificiale e dell’ingegneria elettronica, che oggi sono tra i principali motori dell’innovazione tecnologica.
Questa distribuzione ha effetti diretti sulla composizione del mercato del lavoro nei settori più dinamici dell’economia globale. Le professioni che richiedono competenze tecniche avanzate – sviluppo software, analisi dei dati, cybersecurity o ingegneria dei sistemi – restano infatti caratterizzate da una forte prevalenza maschile.
Le conseguenze rilevanti per le donne, quindi, sono almeno tre:
Il quadro italiano riflette la dinamica globale, con alcune criticità ancora più accentuate. In Italia meno del 17% delle giovani donne sceglie un percorso universitario STEM.
Questa scelta è influenzata da diversi fattori. Tra i più rilevanti emergono:
L’economia contemporanea è sempre più orientata verso attività ad alta intensità tecnologica. La digitalizzazione dei processi produttivi, l’utilizzo diffuso dei dati e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale hanno modificato profondamente le competenze richieste dal mercato del lavoro.
Questa trasformazione riguarda non solo le imprese tecnologiche, ma l’intero sistema economico. Industrie tradizionali, servizi finanziari, sanità, logistica e manifattura avanzata utilizzano sempre più strumenti digitali, analisi dei dati e automazione dei processi. Di conseguenza, la domanda di competenze tecnico-scientifiche cresce in modo trasversale in molti settori.
Questa domanda è particolarmente elevata tra le startup innovative, spesso caratterizzate da una forte componente tecnologica, sia nello sviluppo di prodotti o servizi nuovi, sia nell’applicazione di nuove tecnologie a prodotti o servizi esistenti. Per questo, il numero delle startup avviate o partecipate da donne è di gran lunga inferiore a quello delle startup maschili.
Favorire l’accesso delle donne alla formazione STEM, perciò, significa arricchire potenzialmente l’ecosistema startup e portare nuova linfa e nuovi punti di vista nel mondo dell’innovazione. Questo sottolinea come la parità di genere abbia anche implicazioni dirette sulla capacità di innovazione e sulla competitività delle economie avanzate.
Uno degli ambiti in cui la domanda di competenze STEM è cresciuta molto rapidamente è quello della finanza. L’innovazione tecnologica ha trasformato profondamente il settore finanziario, dando origine a nuovi modelli di business basati su piattaforme digitali e analisi avanzata dei dati.
È l’era del fintech: piattaforme di investimento online, sistemi di pagamento digitali, soluzioni di investimento e pagamento basate su blockchain, algoritmi per la gestione automatizzata dei portafogli, strumenti IA e algoritmi per l’analisi dei dati finanziari.
La progettazione e la gestione di queste tecnologie richiedono competenze che combinano conoscenze finanziarie con competenze matematiche, statistiche e informatiche.
Ed ecco perché, nonostante il fintech sia un settore moderno e all’avanguardia, non brilla per i risultati in termini di parità di genere.
Secondo l’UNESCO, ridurre il divario di genere nelle STEM richiede interventi coordinati che coinvolgano istruzione, politiche pubbliche e mercato del lavoro.
Il primo ambito da cui partire per ridurre il divario di genere nelle discipline STEM è ovviamente il sistema educativo. Molte ricerche mostrano che l’interesse verso le materie scientifiche si forma già durante la scuola primaria e secondaria, mentre le scelte universitarie rappresentano spesso l’esito di orientamenti maturati negli anni precedenti.
Per questo motivo, è importante che gli insegnanti siano formati per evitare gli stereotipi di genere e fornire pari stimolo verso le discipline STEM a maschi e femmine, che i libri di testo evitino i tradizionali abbinamenti tra genere e ruolo nella società e nel lavoro, che l’orientamento scolastico offra alle studentesse una maggiore esposizione alle discipline scientifiche e tecnologiche.
La politica ha il ruolo di favorire la continuità delle carriere femminili nelle professioni scientifiche, promuovere borse di studio e altri incentivi specifici per gli studi STEM femminili, organizzare iniziative di visibilità per le donne STEM. Anche dare più voce ai modelli di riferimento femminili presenti nel mondo scientifico, infatti, può avere un impatto significativo nel rafforzare la fiducia delle ragazze nelle proprie capacità nelle materie STEM.
Le imprese, infine, possono avviare programmi specifici per incoraggiare la partecipazione femminile nei settori scientifici e tecnologici. Per esempio, programmi di mentoring per studentesse e giovani professioniste, borse di studio private, stage e tirocini o altri tipi di percorsi formativi ad hoc per le giovani donne.
Queste iniziative sono già realtà, ma sono ancora insufficienti a sradicare stereotipi e ostacoli: il progresso è lento e richiede un’accelerazione dell’impegno condiviso. Il report UNESCO che abbiamo già citato, infatti, sottolinea come la percentuale di donne in settori STEM sia ferma dal 2013.
Come ogni anno, per il mese di marzo, in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, pubblichiamo contenuti su parità di genere, fintech e molto altro. Se l’articolo “Stem, finanza e innovazione” ti è piaciuto, leggi tutti gli altri!
La competitività dell’economia europea dipende in larga misura dalla capacità delle sue imprese di innovare, crescere e adattarsi alle trasformazioni tecnologiche e produttive...
Nel 2026 parlare di leadership femminile nel fintech significa guardare a un comparto in trasformazione, dove digitalizzazione, criteri ESG e nuove competenze tecnologiche stanno ridefinen...
Con il decreto del 7 gennaio 2026 il Fondo di garanzia per le PMI entra ufficialmente nel settore del crowdfunding: fino all’80...
L’autonomia industriale e tecnologica è diventata una priorità esplicita per l’Unione Europea. Le tensioni geopolitiche, la competizione globale sulle tecnologie strategiche ...