Lavorare nel fintech significa muoversi in un settore in cui finanza e tecnologia si intrecciano, richiedendo competenze trasversali, capacità di adattamento e aggiornamento continuo.
Al suo interno, infatti, si uniscono le radici solide della finanza e gli obblighi stringenti di normative e burocrazia, con la flessibilità e l’apertura ad innovazone tecnologica, che apporta semplificazione, inclusione e accessibilità al mondo finanziario. Per questo, la maggior parte delle imprese nell’ambito sono giovani e giovani sono anche le persone che vi lavorano.
Dal punto di vista della rappresentanza femminile, la presenza di donne nelle aziende fintech è pari o superiore alla media delle aziende italiane, ma il settore non brilla per parità di genere nei ruoli di leadership, come evidenziato anche dall’analisi sul gender gap pubblicata dal World Economic Forum.
In occasione di marzo, mese in cui ricorre la Giornata internazionale dei diritti della donna, abbiamo raccolto proprio le esperienze di tre professioniste del team Opstart, per raccontare che cosa significhi lavorare nel fintech oggi dal punto di vista delle competenze richieste e della declinazione di ruoli tradizionali in un ambito innovativo.

Mi sono diplomata in ragioneria e ho iniziato a lavorare nell’amministrazione del personale. È stato un primo passo importante, che mi ha insegnato metodo, precisione e responsabilità.
Dopo qualche anno, lavorando in un’agenzia per il lavoro, ho avuto l’opportunità di affiancare al mio ruolo anche attività di controllo di gestione. È lì che ho capito quanto mi appassionasse l’analisi dei numeri e la gestione dei flussi: non solo registrare dati, ma interpretarli e usarli per migliorare l’organizzazione.
Questa consapevolezza mi ha portata nel fintech, un settore dinamico e in continua evoluzione, dove posso unire la mia formazione amministrativa a una visione più strategica e orientata all’innovazione.
In Opstart guido il dipartimento di Amministrazione e Controllo di Gestione. Mi occupo di monitorare i flussi finanziari, garantire l’efficienza dei processi amministrativi e analizzare i KPI aziendali per supportare il management nelle decisioni strategiche.
Mi piace pensare che il mio lavoro sia quello di “dare voce ai numeri”: trasformare i dati contabili in informazioni chiare e utili per far crescere l’azienda in modo solido e sostenibile.
Sicuramente sono fondamentali competenze tecnico-contabili e capacità di analisi dei dati. Ma, per esperienza, fanno davvero la differenza le competenze trasversali: precisione, attenzione al dettaglio e organizzazione.
Nel fintech, dove tutto evolve rapidamente, è essenziale anche sapersi adattare, restare aggiornati e affrontare il cambiamento con spirito propositivo.
La sfida più grande è stata imparare a crescere insieme al settore, mantenendo sempre standard qualitativi molto alti. Il fintech richiede aggiornamento continuo e grande flessibilità: ogni novità è una sfida, ma anche un’opportunità per migliorare processi e competenze.
Direi di costruire basi solide, ma di non fermarsi mai alla teoria. È fondamentale capire come la tecnologia stia trasformando il mondo finanziario e avere la curiosità di approfondire costantemente.
E soprattutto: non accontentarsi mai di come le cose “sono sempre state fatte”. Il fintech premia chi sa mettere in discussione i processi e trovare soluzioni più efficienti, innovative e sostenibili.

Nella vita ho sempre pensato di voler lavorare “con i libri”, ma non esisteva una laurea triennale specifica. Ho quindi optato per Scienze Umanistiche per la Comunicazione e, successivamente, per un Master in Editoria.
La triennale prima e le esperienze lavorative poi hanno sicuramente contribuito ad ampliare le mie prospettive: sebbene per circa quattro anni abbia effettivamente lavorato in editoria, ho sempre ricoperto ruoli in cui la comunicazione e il marketing digitale erano centrali.
Qual è stato il “ponte” che mi ha portata a lavorare nel fintech? Il crowdfunding. Dopo un’esperienza in una casa editrice che pubblicava i libri proprio a partire da una raccolta – in quel caso di pre-ordini del libro stesso – ho colto una nuova occasione cambiando settore.
Sono in Opstart dal 2021 e, sebbene io sia arrivata inizialmente con un ruolo di accounting – in cui affiancavo le aziende in raccolta dal punto di vista comunicativo, organizzativo e documentale – dopo un anno mi è stata offerta la possibilità di diventare Marketing & Communication Manager.
Da allora mi occupo della comunicazione a 360°: dal piano editoriale di tutti i nostri canali corporate alla SEO, dalle campagne ads su META e Google all’email marketing, fino all’analisi delle metriche mensili.
La comunicazione e il marketing sono, per loro natura, ambiti molto trasversali rispetto ad altri più “settoriali”. Nel mio caso è stato importante avere già avuto un’esperienza con il crowdfunding – anche se in una forma diversa – perché mi ha aiutata a comprendere più rapidamente le logiche di una campagna e, di conseguenza, a fornire la giusta consulenza alle imprese.
Un altro elemento fondamentale è la capacità di acquisire rapidamente un linguaggio tecnico, come quello finanziario, riuscendo allo stesso tempo a tradurlo in una comunicazione chiara e accessibile.
Infine, penso sia stata decisiva la curiosità: la voglia di imparare nuovi strumenti, sperimentare tool diversi e acquisire competenze nel tempo. Il settore in cui operiamo è in continuo cambiamento, così come lo è il digitale.
Ricoprire un ruolo come il mio in una realtà di piccole dimensioni richiede competenze molto ampie e, spesso, “due occhi” non bastano. Bisogna avere un’infarinatura su tutto, per collaborare al meglio con eventuali professionisti esterni e mantenere il controllo della situazione, fidandosi dell’esperienza altrui quando necessario.
Se da un lato questo può essere disorientante, dall’altro è molto stimolante e spinge a rimanere costantemente aggiornati.
A chi vorrebbe lavorare nel fintech oggi consiglierei di non limitarsi alle skill comunicative o alle logiche di marketing. È fondamentale cercare di comprendere a fondo un settore dove l’innovazione è pane quotidiano, restando elastici e disposti a mettersi costantemente in discussione. Senza dimenticare, però, l’importanza di conoscere le dinamiche di un ambito regolamentato e sottoposto a vigilanza.

Ho studiato Economia dei mercati e degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica di Milano e successivamente ho conseguito una laurea magistrale in Economia e politiche internazionali in Svizzera presso la USI di Lugano. Durante il mio percorso mi sono interessata sempre di più all’evoluzione del settore finanziario e al ruolo della tecnologia nel trasformare i servizi finanziari.
Questo interesse mi ha portata ad avvicinarmi al mondo fintech, che rappresenta un punto di incontro tra innovazione tecnologica e finanza. In questo contesto ho trovato un ambiente dinamico e in rapida evoluzione, dove è possibile contribuire allo sviluppo di nuovi modelli di investimento e di accesso al capitale.
In Opstart ricopro il ruolo di Investment Analyst e Partnership Manager. Mi occupo principalmente dell’analisi e valutazione delle società che si rivolgono a noi per la ricerca di capitali necessari allo sviluppo del loro progetto.
Parallelamente gestisco e sviluppo relazioni con partner e stakeholder dell’ecosistema, contribuendo alla crescita della rete di collaborazioni e allo sviluppo di nuove opportunità di business.
Nel fintech ritengo siano fondamentali sia competenze tecniche sia trasversali. Dal punto di vista tecnico (per il mio ruolo) è importante avere una solida base di finanza, capacità di analisi dei dati e comprensione dei modelli di business delle startup e delle piattaforme digitali.
Allo stesso tempo sono essenziali competenze trasversali come pensiero critico, capacità di adattarsi a contesti in rapido cambiamento, comunicazione efficace e abilità relazionali, soprattutto quando si lavora con investitori, imprenditori e partner diversi.
Una delle sfide più significative è proprio il lavoro in ambito fintech, settore caratterizzato da una forte evoluzione normativa, tecnologica e di mercato. Questo richiede un aggiornamento costante e la capacità di comprendere rapidamente nuovi modelli di business e dinamiche di investimento.
Allo stesso tempo è una sfida stimolante perché permette di lavorare in un ambiente innovativo e di contribuire allo sviluppo di soluzioni finanziarie più efficienti e accessibili rispetto alla finanza tradizionale.
Consiglierei innanzitutto di costruire una solida base in ambito finanziario ed economico, ma allo stesso tempo di sviluppare una buona comprensione della tecnologia e dei modelli digitali.
È inoltre molto utile essere curiosi, seguire l’evoluzione del settore e cercare esperienze pratiche, perché il fintech è un ambito in cui la capacità di adattarsi e imparare rapidamente è spesso più importante di un percorso lineare.
Le esperienze di Camilla, Chiara ed Elisabetta mostrano in modo concreto cosa significa lavorare nel fintech oggi: mettere in relazione competenze diverse, confrontarsi con un contesto in continua evoluzione e contribuire allo sviluppo di nuovi modelli di accesso al capitale.
Percorsi differenti, ma un elemento comune: la capacità di apprendere, adattarsi e portare valore all’interno di un settore in cui finanza e innovazione procedono sempre più all’unisono.
Se vuoi approfondire i temi legati alla parità di genere, al ruolo delle donne nella finanza e nel fintech e alle loro prospettive di crescita, visita la sezione dedicata del nostro blog, dove raccogliamo analisi e contenuti su un tema per noi centrale.
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