Il settore della difesa europeo sta attraversando una fase di trasformazione profonda, innescata dagli eventi geopolitici mondiali degli ultimi anni. Una fase in cui la spesa pubblica e gli apparati militari tradizionali sembrano non essere più sufficienti per mantenere gli equilibri economici e politici che abbiamo conosciuto fino a oggi.
Ecco perché, accanto agli Stati e ai grandi gruppi industriali, stanno emergendo nuove imprese tecnologiche capaci di intercettare bisogni complessi legati alla sicurezza, alla protezione delle infrastrutture critiche e alla gestione dei dati in contesti sensibili.
Le startup rispondono all’esigenza di innovazione tecnologica della difesa intesa in senso ampio: non si tratta esclusivamente di aziende impegnate nello sviluppo di armamenti, ma di realtà attive in ambiti come cybersecurity, intelligenza artificiale, space tech, robotica e sistemi autonomi, spesso con applicazioni sia civili sia militari. Questa caratteristica “ibrida” rende il settore particolarmente interessante dal punto di vista industriale e finanziario, attirando capitali privati, fondi specializzati e risorse europee dedicate all’innovazione strategica.
Pur al centro di molte controversie, il settore della difesa è destinato ad avere un impatto impossibile da ignorare sulle dinamiche di mercato e sulla direzione dei capitali in Europa.
L’aumento delle startup nel settore della difesa è il risultato di una convergenza tra fattori geopolitici, tecnologici e industriali che stanno modificando in profondità il modo in cui la sicurezza viene concepita e gestita in Europa.
Le esigenze di sicurezza degli Stati europei si sono progressivamente ampliate e diversificate negli anni a causa dello sviluppo tecnologico mondiale e sono emerse come urgenti alla luce degli eventi bellici degli ultimi anni e delle pressioni statunitensi all’aumento della spesa militare. Accanto alla difesa territoriale tradizionale, sono diventati centrali temi come la protezione delle reti digitali, la sicurezza delle comunicazioni, il controllo dello spazio extra-atmosferico e la resilienza delle infrastrutture critiche, comprese quelle energetiche e informatiche.
Questa evoluzione ha reso evidente che molte delle nuove minacce non possono essere affrontate esclusivamente con strumenti militari convenzionali. Servono nuove soluzioni che siano flessibili, aggiornabili e fortemente basate su software e analisi dei dati, ambiti in cui le startup tecnologiche riescono spesso a muoversi con maggiore rapidità rispetto alle grandi organizzazioni strutturate.
L’innovazione tecnologica nel settore della difesa riguarda sempre più l’ambito software, nel quale le startup risultano particolarmente fertili: intelligenza artificiale, machine learning, automazione avanzata con funzioni di supporto decisionale, simulazione, previsione dei rischi e gestione di sistemi complessi.
Ma un altro elemento chiave che spiega l’interesse verso le startup della difesa è la diffusione delle cosiddette tecnologie dual use, ovvero soluzioni che possono essere impiegate sia in ambito civile sia in ambito militare. Per esempio, sistemi di cybersecurity, piattaforme di analisi dei dati, droni per il monitoraggio o tecnologie satellitari.
Allo stesso tempo, consente agli investitori e alle istituzioni di sostenere l’innovazione tecnologica senza concentrarsi esclusivamente sulla produzione di armamenti, ma favorendo applicazioni con ricadute più ampie sull’economia e sulla società.
L’ecosistema delle startup attive nel settore della difesa in Europa si articola in diversi ambiti tecnologici che riflettono l’evoluzione delle esigenze operative e strategiche.
La crescita dell’ecosistema di startup attive nel settore della difesa in Europa è strettamente legata all’evoluzione delle fonti di finanziamento. Rispetto al 2020, i finanziamenti in startup attive su tecnologie dual use sono quadruplicati (rapporto NATO 2025). Accanto alla spesa pubblica e ai tradizionali programmi governativi, stanno assumendo un peso crescente i capitali privati e gli strumenti di sostegno europei orientati all’innovazione tecnologica strategica.
Negli ultimi anni, fondi di venture capital e investitori corporate hanno iniziato a guardare con maggiore attenzione alle startup operanti in ambiti connessi alla difesa, in particolare quando le tecnologie sviluppate presentano applicazioni dual use. Mentre il venture capital europeo nel suo complesso ha visto negli ultimi una flessione degli investimenti, nel 2024 il segmento difesa del VC ha segnato una crescita del 30%.
A livello istituzionale, l’Unione europea ha progressivamente rafforzato gli strumenti di finanziamento rivolti a tecnologie considerate strategiche, favorendo la collaborazione tra startup, centri di ricerca, grandi imprese e istituzioni pubbliche. Questi programmi mirano a sostenere lo sviluppo tecnologico, ma anche a rafforzare l’autonomia industriale europea in settori considerati sensibili.
Condivide lo stesso scopo, e lo stesso ruolo crescente nel finanziamento dell’innovazione tecnologica legata alla sicurezza, il NATO Innovation Fund (NIF), fondo di venture capital sostenuto da 24 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica (tra cui anche l’Italia) e focalizzato su investimenti in tecnologie emergenti a uso duale.
La Germania e il Regno Unito sono i Paesi che ospitano la maggior parte delle startup destinatarie di investimenti in Europa, ma abbiamo alcuni esempi anche in Italia, dove l’ecosistema difesa è in crescita.
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