La rivoluzione della sharing economy con Fitsharing

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La rivoluzione della sharing economy con Fitsharing

Maggio 04, 2022 Equity Crowdfunding

Abbiamo intervistato Simone Borrelli, CEO di Fitsharing, startup innovativa in raccolta equity crowdfunding sul nostro portale.

Fitsharing applica il sistema della sharing Economy al mondo del Fitness, proponendo un sistema palestra senza alcun abbonamento, ma pagato a consumo. L’utente sceglie tramite app il club fitness in cui allenarsi tra tutti gli affiliati e paga il reale tempo di permanenza con una tariffa predeterminata che può visualizzare sulla scheda di ogni club (es. €0,15/min). Fitsharing risponde dunque all’esigenza di quel target di potenziali o ex utenti, professionisti sempre in movimento, persone che non vogliono più pagare abbonamenti usati pochissimo, pendolari, studenti fuori sede, clienti svogliati. Il tutto con un sistema innovativo ma molto intuitivo e totalmente digitalizzato che rende fruibile l’app da qualsiasi tipologia di utente.

Come nasce Fitsharing e con quale obiettivo primario?

Fitsharing nasce da un’idea frutto di una riflessione di qualche anno fa. Ho avuto modo di  studiare il mercato legato al mondo delle palestre e ho notato che esso presentava sempre la stessa offerta: un abbonamento di media e lunga durata con un inizio e una fine. In quest’ambito, il 9% degli italiani frequenta palestre e fa attività di fitness e sapete qual è la cosa interessante? Questa percentuale è bene o male la stessa da oltre un decennio. Mi sono quindi reso conto che manca un’offerta differente che possa far crescere questo dato percentuale. In seguito ad un’attenta analisi e con lo sviluppo della sharing economy, che dal 2016 ha subito degli incrementi esponenziali, ho pensato di dare vita a quest’app che vede come protagonisti le palestre e il consumatore stesso, creando quindi la possibilità di utilizzo dei centri fitness a consumo. L’obiettivo di Fitsharing è coprire tutto il territorio nazionale per poi affacciarci al mercato europeo, quello che poi suscita la mia curiosità è quello statunitense.

Quali sono state le sfide principali che hai dovuto affrontare durante il lancio dell’azienda e quali sono gli obiettivi raggiunti negli ultimi tempi?

Le sfide più grandi sono state senza dubbio la progettazione, la scrittura dell’app e l’algoritmo di calcolo per la tariffa a consumo (questo è poi diventato oggetto del brevetto attualmente in fase pending). Io e l’ingegnere da me selezionato, abbiamo ideato e scritto tutto quello che oramai si è trasformato nella nostra app. 

La cosa che mi ha particolarmente spinto a perseguire questa strada, è stato sicuramente il fatto che ho da sempre trovato un grandissimo consenso e appoggio da parte delle persone con cui ho avuto modo di parlare e di scambiare qualche idea. Spiegando il format della futura app, mi rendevo conto che il prodotto era assolutamente in target con il mercato

Il lancio dell’azienda non è stato semplice, è un progetto costoso che ha avuto bisogno da subito di capitali che con il mio socio Vincenzo Nocito abbiamo stanziato senza ricorrere al credito.

Gli obiettivi raggiunti oggi, ci permettono di presentare agli investitori del crowdfunding una società solida quasi interamente finanziata con capitali nostri, completa, e soprattutto un’app terminata e funzionante (testata per oltre un anno). É quindi pronta all’utilizzo e successivamente alla vendita. Aver trovato il consenso di Opstart nel condividere e proporre il nostro progetto è un ulteriore obiettivo raggiunto che ci motiva a fare ancora di più.

In che mercato si inserisce Fitsharing e qual è la situazione in Italia?

Fitsharing si inserisce nel mercato del fitness con un format sicuramente innovativo e senza precedenti. La mia esperienza fatta sul campo con 25 anni di gestione di club fitness, mi ha permesso di studiare le vere esigenze del consumatore e soprattutto le percezioni dei gestori di palestre. La struttura di Fitsharing è un connubio di tutto questo con aggiunta la capacità di generare utili importanti. Il mercato del fitness è un mercato che crescerà tanto nel breve e medio termine e la sharing economy applicata a questo ci darà una bella spinta. Il nostro business è pensato per gli sportivi che raramente vanno in palestra, a chi è sempre in giro per lavoro o per hobby o al cliente che non ama il vincolo dell’abbonamento. Ad oggi abbiamo un numero di potenziali fruitori che raggiunge i 45 ml di persone, se a questo aggiungiamo il fatto che in Italia al momento non abbiamo player con queste caratteristiche, capirete che le nostre proiezioni non possono essere che super positive.

Cosa differenzia Fitsharing dai suoi principali competitor?

Fitsharing è l’unico player al mondo ad applicare la sharing economy nel mondo del fitness e nelle palestre, per cui non ha competitor. Noi diamo ai nostri clienti oltre che alla possibilità di pagare a consumo anche quella di accedere a tutte le palestre a noi convenzionate a prescindere dall’insegna o dalla catena di appartenenza. Sul mercato sono presenti da qualche anno aziende che permettono con un unico “abbonamento” di accedere a più palestre ma lavorano utilizzando la leva esclusiva del welfare facendo quindi convenzioni con aziende e di conseguenza non sono vendibili al B2C. Soprattutto, aspetto per noi fondamentale, questi lavorano sempre e soltanto con proposta di abbonamenti e medio e lungo termine che hanno un inizio ed una fine e che sono pagati a prescindere.

Come mai hai scelto l’equity crowdfunding?

Il mondo dell’equity crowdfunding è un mondo che secondo me dà opportunità in più direzioni: in primis alle aziende che presentano un progetto e poi agli investitori che ne vengono a conoscenza. Noi founder abbiamo l’opportunità di reperire capitali per finanziare il nostro progetto e per farlo espandere attraverso una modalità innovativa che sfrutta quelle che sono oggi le logiche del mercato, con la possibilità di accedere ad una community fatta di tante persone con altrettante idee e competenze e che credono sicuramente nel nostro progetto.

Quali sono gli obiettivi futuri di Fitsharing e come pensate di utilizzare il capitale raccolto?

La nostra ambizione è quella che Fitsharing riesca a coprire in due anni tutto il territorio nazionale. Inoltre, come già detto, le nostre attenzioni sono rivolte soprattutto al mercato estero, Europa e Stati Uniti. L’algoritmo su cui è basato il funzionamento dell’app è un algoritmo oggetto di brevetto è che è in fase pending negli Usa e nella Comunità Europea.

I fondi raccolti dalla campagna di equity crowdfunding saranno destinati per un 20% all’ampliamento della rete commerciale e quindi per lavorare su una maggiore capillarizzazione di palestre e di centri fitness in convenzione con noi, mentre l’80% dei fondi verrà investito in marketing e comunicazione rivolta al B2C.

Perché investire in Fitsharing?

Investire in Fitsharing  rappresenta l’opportunità di fare un investimento in un progetto che è di per sé già attivo e funzionante e che verrà lanciato sul mercato proprio grazie ai capitali che saranno raccolti con la campagna di equity crowdfunding. In base alla nostra analisi abbiamo una proiezione di ricavi altissimi. Infatti, al di là di quelli che potranno derivare dall’esclusività del prodotto, come tutte le aziende digital che concentrano il loro business su una piattaforma digitale con una gestione molto snella, abbiamo una proiezione di EBITDA del 24/25%. Il risultato è quindi quello di avere una redditività nel medio lungo termine elevata e soprattutto una proiezione del valore investito molto importante.

Cosa consiglieresti ad altri imprenditori che vogliono avviare la loro impresa?

Il mio consiglio è quello di credere sempre nelle proprie idee, ma non fare l’errore di innamorarsene a prescindere! Ascoltare, mettersi in discussione, accettare e valutare consigli di terzi così come le critiche, ma nello stesso tempo essere determinato, risoluto e soprattutto essere consapevoli che una grande impresa è formata da un grande team

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