Luglio è tempo di bilanci per il crowdinvesting italiano: è appena stato pubblicato l’undicesimo report dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, che rileva i dati di equity, lending e debt crowdfunding degli ultimi 12 mesi.
Il report evidenzia un quadro critico che si inserisce nella scia delle rilevazioni dell’anno precedente, con il rallentamento del mercato che non si ferma né nella seconda metà del 2025, né nei primi sei mesi del 2026.
Il calo coinvolge tutte le principali componenti del crowdinvesting, anche se con intensità differenti.
Oltre alla contrazione della raccolta, il report segnala una trasformazione della struttura del settore: diminuiscono le piattaforme autorizzate e gli operatori effettivamente attivi, mentre avanzano aggregazioni, acquisizioni e processi di consolidamento.
Vediamo quali sono i numeri più significativi e che cosa possono suggerire sul futuro del crowdinvesting in Italia nel 2026.
Tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, le piattaforme di crowdinvesting operanti in Italia hanno raccolto complessivamente 164,19 milioni di euro, –36,8% rispetto al valore rilevato nei 12 mesi precedenti.
Il dato più significativo non è però soltanto la variazione rispetto all’anno precedente, ma la continuità della discesa negli ultimi due anni.
La componente immobiliare continua a rappresentare la parte principale del mercato. Sommando equity e lending, nel primo semestre del 2026 i progetti real estate hanno generato oltre tre quarti della raccolta complessiva. Questo peso crescente, però, non è sufficiente a compensare la debolezza degli altri segmenti.
Tra la seconda metà del 2025 e la prima metà del 2026 si sono chiuse con successo 131 campagne di equity crowdfunding, un dato che nasconde un rallentamento rispetto ai 12 mesi precedenti concentrato nei primi mesi del 2026.
Sul fronte della raccolta, il 2025 si è chiuso con 98,06 milioni di euro, in calo rispetto ai 112,58 milioni del 2024. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati raccolti 37,96 milioni di euro, il 29% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il tasso di successo delle campagne dall’avvio del mercato nel 2014 resta elevato, superiore all’80%.
Il dato più critico riguarda l’equity crowdfunding non immobiliare. Nel primo semestre del 2026, la raccolta si è fermata a 8,56 milioni di euro, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Il confronto con il real estate è netto: le campagne equity immobiliari nello stesso periodo hanno raccolto 29,39 milioni di euro, una cifra sostanzialmente stabile rispetto ai 30,56 milioni del primo semestre 2025.
Un dato interessante, infine, è quello sulle società emittenti: l’equity crowdfunding è sempre meno uno strumento per sole startup, infatti circa il 62% delle emittenti negli ultimi 12 mesi erano PMI (di cui 11 PMI innovative).
Tra la seconda metà del 2025 e la prima metà del 2026 le piattaforme di lending crowdfunding hanno erogato complessivamente 77,54 milioni di euro, con un calo prossimo al 46% rispetto ai 12 mesi precedenti.
Come nel caso dell’equity, anche qui il calo è stato meno brusco per le operazioni immobiliari, ma per la prima volta il lending crowdfunding immobiliare è stato superato dall’equity crowdfunding immobiliare. La durata media dei prestiti è salita a 16,5 mesi, mentre il tasso di interesse annuo medio offerto agli investitori ha raggiunto il 10,58%, in lieve aumento rispetto al 10,07% registrato dal Report 2025.
Le campagne con i rendimenti più alti restano quelle dell’ambito real estate.
Il collocamento di Minibond attraverso le piattaforme di crowdfunding continua a non esprimere volumi significativi: il mercato si è limitato a una raccolta di circa 4,3 milioni, a opera di uno dei due operatori attivi in Italia. Opstart è il secondoe, al momento della pubblicazione del report, aveva due campagne in corso all’interno della sua divisione Crowdbond.
Alla data del 30 giugno 2026 risultavano autorizzate in Italia 37 piattaforme di crowdfunding per le imprese, contro le 42 censite un anno prima. Di queste, 13 erano abilitate a operare nei prestiti (lending crowdfunding), 18 nel collocamento di valori mobiliari (equity e debt crowdfunding) e 6 in entrambi i segmenti. La diminuzione riflette sia decisioni volontarie degli operatori sia interventi delle autorità di vigilanza, che hanno decretato alcune sospensioni.
Il numero delle autorizzazioni, tuttavia, non coincide con quello delle piattaforme realmente operative. Secondo il Report, solo 30 operatori hanno pubblicato almeno una campagna nei dodici mesi considerati.
In questo quadro, l’Italia mantiene comunque il secondo posto nell’Unione europea per numero di autorizzazioni: davanti si trova la Francia con 57 piattaforme, mentre la Spagna segue con 27.
È interessante notare, inoltre, come nel complesso i fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati nei Paesi dell’Unione Europea non siano diminuiti di numero rispetto all’anno precedente rilevato dal report.
Accanto alle cessazioni e alle sospensioni, poi, si sono registrate alcune operazioni di aggregazione, come l’acquisizione di BacktoWork da parte di Opstart e l’integrazione di CrowdFundMe, WeAreStarting e Smart4Tech nel gruppo Entera.
Opstart risulta, peraltro, la prima piattaforma italiana per numero di nuove campagne equity pubblicate tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, con 27 operazioni.
Questi movimenti suggeriscono una crescente concentrazione del mercato intorno agli operatori dotati di una struttura più ampia, di risorse sufficienti per sostenere gli adempimenti regolamentari e della capacità di lavorare su più strumenti o settori.
La contrazione del numero di operatori non deve quindi essere letta soltanto come una riduzione dell’offerta. È anche il segnale di una fase di selezione nella quale le piattaforme devono dimostrare di poter sostenere i costi della compliance, mantenere un flusso adeguato di progetti e gestire le campagne anche dopo la conclusione della raccolta.
La contrazione del crowdinvesting non dipende da una sola causa. Il Report del Politecnico di Milano individua una combinazione di fattori regolamentari, finanziari e reputazionali che si rafforzano a vicenda:
Il crowdinvesting, oggi, continua a offrire alle imprese un canale complementare rispetto al credito bancario e agli altri strumenti tradizionali, mentre consente agli investitori di accedere direttamente a progetti imprenditoriali e immobiliari. Perché il mercato torni a crescere, però, serviranno operazioni più sostenibili, informazioni più chiare e modelli di business adeguati alla nuova fase del settore. E non solo: anche le istituzioni possono fare la differenza.
Giovanpaolo Arioldi, CEO di Opstart, in proposito ha commentato:
«I dati del nuovo Report Crowdinvesting confermano una fase particolarmente complessa per il mercato. Accanto alle condizioni macroeconomiche e alle difficoltà emerse nel settore, restano però alcuni ostacoli sui quali le istituzioni possono intervenire direttamente.
Senza una tassazione dei proventi del lending crowdfunding allineata al 26% previsto per altri strumenti di investimento, il comparto difficilmente potrà esprimere tutto il proprio potenziale. Allo stesso tempo, la garanzia pubblica del Fondo PMI, introdotta a gennaio, non è ancora concretamente accessibile.
Queste due leve devono procedere insieme. Il crowdinvesting può contribuire concretamente all’economia reale e offrire alle PMI nuovi canali di finanziamento, ma servono condizioni normative e operative che gli consentano di farlo.»
Come specificato da Arioldi, la revisione della fiscalità applicata al lending e l’effettiva operatività del Fondo di Garanzia rappresentano due elementi rilevanti per le prospettive del settore. Il decreto interministeriale del gennaio 2026 prevede una copertura fino all’80% per direct lending e minibond e fino al 50% per l’equity, ma al momento la misura non è ancora operativa.
Cos’altro aspettarsi dal mercato? Nel breve termine è probabile che prosegua il consolidamento già osservato tra le piattaforme. Acquisizioni e aggregazioni possono consentire agli operatori di condividere strutture, tecnologia, competenze e costi regolamentari, oltre ad ampliare l’offerta con diversi strumenti di investimento. Gli operatori, infatti, stanno già ampliando i servizi offerti, affiancando alle campagne tradizionali attività di consulenza, strutturazione finanziaria, collocamento di titoli, club deal e servizi rivolti a investitori professionali.
Il rallentamento, inoltre, ha mostrato che la sostenibilità del settore dipende anche da ciò che accade dopo la chiusura delle campagne: la selezione rigorosa dei progetti da portare in campagna si conferma una fase cruciale.
Il crowdinvesting in Italia nel 2026 si trova quindi in una fase di selezione e trasformazione. La capacità di ricostruire la fiducia, rendere operative le misure attese e sviluppare modelli sostenibili determinerà la traiettoria del mercato nei prossimi anni.
Nel 2026 parlare di leadership femminile nel fintech significa guardare a un comparto in trasformazione, dove digitalizzazione, criteri ESG e nuove competenze tecnologiche stanno ridefinen...
L’orizzonte della finanza alternativa nel 2026 si prospetta segnato da cambiamenti e assestamenti. Dopo un periodo caratterizzato da espansioni ...
Il decimo report dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano è stato pubblicato nel mese di luglio e rileva un momento di difficoltà p...
Come ogni anno, a luglio l’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano ha pubblicato il report sull’andamento del merc...