Le SRL possono fare crowdfunding? Le reali novità con il Decreto attuativo del Regolamento UE

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Le SRL possono fare crowdfunding? Le reali novità con il Decreto attuativo del Regolamento UE

Il 9 marzo appena passato ha visto finalmente l’approvazione del decreto attuativo del Regolamento UE sul crowdfunding del 2020, che ha fornito chiarimenti ma anche sollevato domande sul fatto che le SRL possano fare crowdfunding.

Domande che in realtà derivano da una confusione immotivata tra il nuovo regolamento e la vecchia normativa: alcune SRL possono fare crowdfunding da sempre, o almeno sin dall’entrata in vigore del Regolamento Consob del 2013, che ha dato la spinta decisiva all’equity crowdfunding e ha stabilito i requisiti per utilizzare questo strumento.

Ma perché testate giornalistiche e siti web hanno pubblicato la notizia che con il decreto attuativo il crowdfunding è stato esteso anche alle srl? Si tratta di un’informazione superficiale e approssimativa. Giovanpaolo Arioldi, CEO di Opstart, ha spiegato alla stampa che “il crowdfunding è aperto alle SRL, qualora siano startup innovative o PMI (ovvero aziende che hanno meno di 250 dipendenti, un fatturato che non supera i 50 milioni di euro o un totale bilancio sotto i 43 milioni di euro) già dal 2018.
Questo Decreto – a quanto ho potuto leggere – non aggiunge nulla all’attuale regolamentazione: tutte le SRL possono già accedere agli strumenti di raccolta in crowdfunding, il che rende le potenzialità del nostro mercato molto ampie. Sicuramente c’è tanto ancora da fare per diffondere la conoscenza di queste opportunità di finanziamento tra le aziende: il nostro obiettivo è quello di diversificare maggiormente la proposta di operazioni per i nostri investitori, portando in crowdfunding sui nostri portali di equity, lending e debt anche aziende più grandi e solide, con una storicità di lunga data
“.

Chiariamo quindi le reali novità normative di questo decreto, che rappresenta il semplice adeguamento della normativa nazionale al Regolamento UE 2020/1503 di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo.

Le novità del Decreto attuativo del Regolamento UE: le SRL possono fare crowdfunding?

Prima dell’entrata in vigore del decreto attuativo del Regolamento UE, il crowdfunding in Italia non aveva una normativa organica per tutte le tipologie, bensì tanti riferimenti diversi e in alcuni casi nessuna regola precisa.

Il lending crowdfunding, per esempio, non aveva limiti di accesso: era già una modalità di raccolta aperta a tutte le tipologie di imprese e anche ai privati.

L’equity crowdfunding, però, aveva un regolamento specifico, il Regolamento Consob del 2013. Questo stabiliva che l’equity crowdfunding fosse uno strumento alternativo di raccolta di capitali aperto alle imprese che rientrassero nei requisiti delle startup innovative. In seguito, nel 2015, la possibilità è stata estesa anche alle PMI innovative, poi nel 2018 in generale a tutte le PMI.

Quindi già da tempo le SRL possono fare crowdfunding, nel caso dell’equity purché siano startup innovative o PMI. Il criterio discriminante non è mai stato la forma giuridica, bensì l’innovazione o le dimensioni dell’impresa. Il report 2022 dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano evidenzia come delle 930 imprese che nell’anno passato hanno svolto una campagna di equity crowdfunding, 819 fossero SRL, in netta maggioranza rispetto alle SPA e ad altri soggetti giuridici.

Ma allora cosa è cambiato? Ufficialmente dall’8 aprile, ma nella pratica dopo il periodo transitorio che vedrà l’effettiva implementazione del nuovo Regolamento, possono fare crowdfunding tutte le SRL a prescindere dalle dimensioni dell’azienda.

Tutte le SRL e le SPA (e non solo) potranno vendere quote di partecipazione tramite l’equity crowdfunding per raccogliere capitale. A livello europeo il crowdfunding viene riconosciuto come strumento finanziario alternativo nelle modalità ma ordinario nell’utilizzo: un’opzione concreta per tutte le imprese in ogni fase di sviluppo, non una soluzione straordinaria per imprese giovani.

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