Le startup che scelgono l’equity crowdfunding: l’innovazione digitale è su Opstart

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Le startup che scelgono l’equity crowdfunding: l’innovazione digitale è su Opstart

Giugno 07, 2023 Equity Crowdfunding

Dalle app che permettono di fare ormai qualsiasi cosa, ai nuovi social, all’AI con le sue applicazioni: le startup con progetti legati al mondo digitale sono spesso in equity crowdfunding, con la proposta di soluzioni innovative.
Proprio su Opstart ci sono tre imprese innovative che appartengono a questo mondo: abbiamo organizzato un webinar per parlare di digital trasformation, crowdfunding e dei progetti presenti e futuri delle società in raccolta.

Moderati dalla nostra campaign manager Caterina Del Prete, hanno dialogato con noi:

  • Alessio Troilo, Founder e CEO di UOSE
  • Andrea Cinosi, Founder e Business Growth Director di YLIWAY
  • Marco Aiello, Founder e CTO di GrowNFT

UOSE: l’app per le community che valorizza gli interessi reali degli utenti

UOSE nasce dall’esperienza pluriennale nella gestione di community digitali e nell’organizzazione di eventi del CEO Alessio Troilo e del suo team: muoversi in questi ambiti richiede da sempre l’utilizzo di una moltitudine di strumenti differenti per raggiungere un obiettivo. Da qui l’idea: perché non creare uno strumento unico, semplice e performante, che aggregasse tutte le principali funzionalità necessarie a chi gestisce una community o organizza un evento? Naturalmente, senza dimenticare di renderlo intuitivo per l’utente finale.

Nasce così UOSE, un’applicazione per iOS, Android (e desktop) in cui i community manager possono gestire la propria community digitale. E vendere direttamente all’interno della piattaforma beni e servizi: insomma, dentro UOSE non ci sono solo le funzioni più performanti e utili, ma anche la possibilità di dare vita a un revenue model, in modo che i content creator possano monetizzare la propria attività.

Gli elementi che rendono UOSE competitiva nel mondo del digitale

Un vantaggio competitivo da non trascurare è il team della startup: le 9 persone che lo compongono, infatti, coprono tutti i rami di azienda, inclusa la parte di infrastruttura e di sviluppo tecnico. UOSE, insomma, potrà crescere senza il bisogno di coinvolgere partner esterni per sviluppo, UX, UI e altri aspetti di programmazione.

L’elemento inedito, che non è previsto da applicazioni competitor, è poi la possibilità di aggregare gli utenti in community divise per aree di interesse, creando dei veri e propri ecosistemi permanenti. Chi ne fa parte viene aggiornato esclusivamente in base agli interessi espressi: oggi le sponsorizzazioni sui social sono talmente insistenti da essere fastidiose e da costituire per gli stessi creator, soprattutto se nuovi, un ostacolo non indifferente.
Su UOSE, sebbene l’app si basi comunque su una logica di advertising, l’impatto sull’utente è ridotto. UOSE è una sorta di free zone in cui viene introdotta una componente etica: l’utente riceverà informazioni in base a quelli che sono i suoi reali interessi e potrà addirittura selezionare quali opportunità visualizzare.

Infine, un aspetto fondamentale rispetto al mercato è la già citata monetizzazione diretta: è infatti disponibile un e-commerce pronto all’uso e customizzabile – la startup è anche partner premium di Nexi – senza la necessità di svilupparne uno ad hoc e di uscire dall’app. La transazione economica, insomma, avviene nell’applicazione, riducendo il tasso di dispersione e il numero di click in più, che spesso portano alla perdita di un potenziale acquirente.

Ma com’è costruita UOSE, nella pratica?

Oltre a tutte le funzionalità già elencate, nell’app ci sono sezioni in cui il content maker può gestire il feed per la propria community e una sezione in cui il follower può apportare il suo contributo inserendo contenuti in “forum” la cui struttura è gestita dal content maker stesso: in questo modo non si dà spazio a contenuti irrilevanti. Dovendo per forza scegliere un’area di discussione, infatti, l’utente finale difficilmente può discostarsi dall’area di interesse scelta.

E poi, ci racconta Troilo, la società ha una pipeline di tutto rispetto e sta già lavorando a un progetto specifico: Uose Hospitality. La community principale di questo “ramo” di UOSE è costituita da professionisti in ambito health care, quali massoterapisti e osteopati. UOSE ha geolocalizzato i professionisti sul territorio e consente agli utenti di usufruire dei loro servizi on-demand. Non solo: grazie all’app, anche una struttura che oggi non ha a disposizione questi professionisti, può partecipare e offrire questo servizio nei suoi spazi. Sebbene UOSE Hospitality fosse prevista per le olimpiadi di Milano-Cortina 2026, il progetto è letteralmente sfuggito di mano alla startup, che lo sta portando avanti con grande anticipo rispetto ai piani.

E attirando su di sé anche l’attenzione di potenziali importanti partner: grazie al ramo hospitality, infatti, Airbnb ha espresso interesse per il sistema, con l’idea di utilizzarlo per integrare nelle strutture ricettive servizi extra, tramite un modello analogo.

YLIWAY: come la digital transformation cambierà l’ecosistema del business

YLIWAY, che ha già raccolto oltre 800.000 euro in equity crowdfunding su Opstart, è una nuova piattaforma che si occupa di fornire soluzioni a tutto l’ecosistema del business. Le promesse fatte al mercato sono due: aiutare tutti – utenti, aziende, insegnanti – a crescere professionalmente e a incrementare le proprie opportunità di business.
L’idea nasce grazie all’osservazione che il Founder Cinosi ha fatto del settore attorno a lui – come consulente di direzione – in particolare durante la pandemia: il mondo del lavoro e del business stava cambiando radicalmente. Fallimenti, perdite di lavoro, ma anche nuovi modelli e nascita di professioni inedite, per fare solo alcuni esempi. E, inoltre, già si intuiva una crescita della tecnlogia profonda: dal deep learning, alle biotecnologie, alla robotica e ai computer quantistici. Crescita che è ancora oggi in fase di sviluppo ed espansione.

Dopo un’analisi dello scenario competitivo, delle forze in campo e dei trend di sviluppo del mondo digital – per citarne solo alcuni, l’e-learning e il mobile learning, l’apprendimento basato sul gioco, la pervasività della tecnologia nell’ambito del lavoro – Cinosi fonda YLIWAY, con un modello di business nato da una forma evoluta di platform design. La piattaforma è progettata proprio per riflettere tutte le funzionalità e gli aspetti che si sono resi necessari negli ultimi anni, influenzati dai nuovi trend digitali e tecnologici.

Che cosa c’è in YLIWAY, rispetto ai competitor?

I modelli di business a piattaforma dominano l’economia. Tra questi LinkedIn è il più noto, nato nel 2003 con una logica social, che oggi costituisce anche uno dei suoi limiti: infatti l’utente vede i contenuti in base ai propri collegamenti, agli influencer che segue e agli advertising. Inoltre, la parte di formazione è presente, ma è esternalizzata.
Yliway invece si discosta da questa logica: ritiene che crescere professionalmente – che a volerlo fare sia un privato, un’azienda o chiunque operi nel mercato – sia il fulcro primario su cui porre l’accento. La società ha mappato oltre 4.000 professioni con hard skills, soft skills e mindset e può suggerire per ognuna quali competenze sia necessario sviluppare per diventare competitivi sul mondo del lavoro.
Inoltre la formazione sincrona e asincrona sono integrate nell’app e c’è una piattaforma di video-conferenza che non ha nulla da invidiare ai principali player del settore.
La parte dedicata alle aziende per il recruiting è molto più sofisticata e quella per l’utente addirittura gli mostra qual è la probabilità di assunzione per un dato annuncio di lavoro.
E il feed? I post e le proposte di connessione sono mostrati in base all’utilità rispetto agli obiettivi di crescita professionale e di business che l’utente ha.

Insomma, il vero vantaggio competitivo di YLIWAY è il mix di funzionalità al passo con gli sviluppi del mondo digitale.

La piattaforma, oggi già online, sarà ultimata con tutte le funzionalità previste entro agosto. Da quel momento inizieranno le attività di marketing massivo, con l’obiettivo di arrivare a un milione di utenti in piattaforma entro dicembre 2023. La roadmap prevede poi l’apertura ai mercati anglosassoni entro il 2024 e a quelli di lingua spagnola e portoghese entro l’anno successivo.

GrowNFT: il digitale a servizio dell’arte

GrowNFT è un portale di cripto-arte che promuove la cultura, la trasparenza e la sostenibilità, impegnandosi a supportare gli artisti contemporanei e il valore del patrimonio artistico italiano in modo etico e responsabile.

Ma che cos’è un NFT, prima di tutto? Acronimo di Non Fungible Token (letteralmente “gettone non copiabile”), all’interno di un ecosistema blockchain, un NFT è un certificato di proprietà digitale.
Su GrowNFT, concretamente, ogni artista potrà crearne uno per la propria opera d’arte fisica, che poi verrà messa all’asta. Chi si aggiudicherà l’asta, diverrà proprietario anche dell’opera stessa, non solo del token.
A quel punto un software interno alla blockchain distribuirà il ricavato in percentuale: una quota parte andrà all’artista, una alla piattaforma e, infine, una al fondo etico.

GrowNFT si basa su tre pilastri:

  • qualità: gli artisti saranno selezionati da un comitato tecnico, composto da esperti in arte digitale e contemporanea;
  • impatto ambientale: la società sceglie Algorand, una blockchain scalabile, sicura e decentralizzata e soprattutto carbon neutral. Creata da Silvio Micali – professore al MIT di Boston – Algorand bilancia le proprie emissioni tramite investimenti in progetti per l’abbattimento della carbon footprint;
  • impatto sociale: in un’ottica di equità intergenerazionale, GrowNFT dedica il 10% del fatturato al Fondo Etico, che andrà ogni anno o a finanziare interventi conservativi o restauri di opere d’arte classica diffuse sul territorio italiano (con un occhio di riguardo verso quelle trascurate o poco conosciute al grande pubblico).

Perché gli artisti dovrebbero scegliere GrowNFT?

Grazie alla selezione prevista, gli artisti saranno conosciuti molto bene dalla startup, che potrà quindi avviare campagne marketing & comunicazione specifiche per ciascuno di loro, puntando a essere di conseguenza molto performante sulla chiusura delle aste.
Inoltre, il supporto all’utilizzo della tecnologia è un punto chiave: la piattaforma sarà user friendly.
Infine, un NFT permette all’artista di selezionare la sua percentuale di guadagni sulle vendite successive alla prima, tracciate grazie alla tecnologia: una sorta di meccanismo di royalties.

Perché i clienti dovrebbero scegliere GrowNFT?

Il cliente potrà costruire un portafoglio di investimento ben bilanciato, composto da una parte azionaria in NFT e da una obbligazionaria in forma di opera d’arte fisica.
Inoltre, l’utente potrà richiedere come committente un’opera in onore di un’eventuale celebrazione, occorrenza. Persino un’azienda potrebbe commissionare una o più opere, per esempio per la propria sede o per premiare i propri dipendenti.

Sono infine molti i partner che hanno creduto in GrowNFT negli ultimi mesi: per citarne solo alcuni, l’acceleratore NDP e – a livello artistico – Verderame e Artfiles, che saranno fondamentali anche nella scelta dei progetti da sponsorizzare tramite Fondo Etico.

Vuoi conoscere gli altri dettagli delle startup del mondo digitale in equity crowdfunding su Opstart? Vai sul nostro sito!

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