La corsa a costruire data center per l’intelligenza artificiale sta generando due tipi di rischio: uno operativo e assicurativo, legato alla complessità delle nuove strutture, e uno finanziario, legato alla possibilità che si costruisca più di quanto il mercato riuscirà ad assorbire. Da un lato i riassicuratori avvertono che i modelli tradizionali non bastano più a valutare impianti così costosi e interconnessi; dall’altro alcuni dei maggiori investitori mondiali ammettono che il boom potrebbe lasciare dietro di sé capacità inutilizzata e capitale distrutto.
Per capire dove si concentrano questi rischi bisogna guardare anche al finanziamento dei data center: questo approfondimento ripercorre i numeri del settore, le questioni assicurative, i timori di sovracapacità e le due strutture finanziarie più diffuse, gli ABS e le garanzie fuori bilancio degli hyperscaler.
Secondo una stima di McKinsey del 2025, gli investimenti globali nei data center potrebbero arrivare a 6.700 miliardi di dollari entro il 2030, di cui circa 5.200 destinati alle infrastrutture per i carichi di lavoro di IA (i restanti 1.500 miliardi circa riguardano i data center per le applicazioni IT tradizionali). Oltre alle grandi aziende tecnologiche, a finanziare questa espansione sono anche i grandi gestori di investimenti alternativi: infatti, Ares, Brookfield, Blue Owl, DigitalBridge e Apollo sono tra i principali finanziatori privati del settore (rapporto di Americans for Financial Reform, ripreso da Forbes).
Molti di questi gestori presentano i data center come un modo più prudente di puntare sull’IA rispetto alle azioni, dove è difficile prevedere quali società vinceranno. La spesa annunciata dalle big tech è enorme: Sam Altman ha dichiarato a Bloomberg che OpenAI – di cui è co-founder e amministratore – dovrà spendere «trilioni» di dollari in data center, mentre Meta ha annunciato oltre 600 miliardi di dollari di investimenti negli Stati Uniti entro il 2028 per tecnologia, infrastrutture e forza lavoro legate all’IA.
Secondo il broker riassicurativo Gallagher Re, un data center per l’IA concentra in un solo progetto rischi che di solito si valutano separatamente. In fase di costruzione ci sono i rischi di ingegneria; nell’acquisto delle apparecchiature, il trasporto di chip e componenti di grande valore; una volta operativo, i danni alla proprietà e l’interruzione dell’attività.
Il problema maggiore è il cosiddetto “clash”: un singolo evento, come un blackout o un attacco informatico, può generare sinistri su più polizze e rami contemporaneamente. Poiché molti servizi digitali dipendono da queste strutture, un guasto può causare perdite anche ai clienti, complicando la stima dell’interruzione d’attività indiretta.
Per non parlare – aggiungono i nostri analisti – del rischio di contagio tra minacce cyber e ambientali, finora trattate come separate.
Pesano infine la concentrazione geografica dei data center, la carenza di competenze specialistiche e le interpretazioni giudiziarie divergenti su cosa sia una “perdita fisica” quando si tratta di dati e server.
Per gli assicuratori disposti a specializzarsi, però, Gallagher Re vede un’opportunità di crescita, anche nella copertura dei progetti rinnovabili e nucleari che alimentano gli impianti.
Questi rischi non restano confinati all’assicurazione: incidono sul valore e sulla sostenibilità finanziaria degli impianti, e quindi su chi li finanzia.
Howard Marks, cofondatore di Oaktree Capital Management, osserva che in ogni grande innovazione tecnologica la corsa a costruire infrastrutture ha portato a malinvestire e distruggere molto capitale, e che per l’IA il ritorno complessivo è oggi impossibile da stimare (Oaktree, memo «AI Hurtles Ahead», 26 febbraio 2026).
Non solo: anche tra gli investitori istituzionali, come i fondi pensione, il rischio di costruire più capacità del necessario è considerato concreto (PitchBook).
Secondo i nostri analisti, in una fase come questa la selettività (su dove costruire, con quali contratti con i conduttori e con quali garanzie) diventa un criterio centrale per valutare la sostenibilità di un progetto. Il tema è entrato anche nell’agenda delle istituzioni internazionali: il Global Financial Stability Report dell’FMI di ottobre 2026 include una correzione degli investimenti e delle valutazioni legate all’IA tra i principali rischi per la stabilità finanziaria, aggravata da leva crescente ed esposizioni concentrate.
Il finanziamento dei data center si basa su due strutture principali: ABS classici e garanzie fuori bilancio degli hyperscaler, cioè i grandi operatori del cloud e dell’IA che utilizzano questi impianti.
Gli ABS sono cartolarizzazioni di impianti già costruiti e affittati, non di cantieri. Si tratta di titoli il cui rimborso dipende dai flussi di cassa di un insieme di attivi, in questo caso i canoni di locazione dei data center; nell’Unione europea la cartolarizzazione è disciplinata dal Regolamento (UE) 2017/2402, che la definisce come un’operazione in cui il rischio di credito è suddiviso in tranche.
Finora la maggior parte delle operazioni è stata strutturata come ABS (asset-backed securites), spesso tramite master trust che permettono emissioni ripetute nel tempo. La costruzione del data center viene finanziata prima con debito privato ad alto rendimento e poi rifinanziato con ABS investment grade una volta che l’impianto è stabilizzato: un percorso, in sintesi, che accompagna l’impianto dalla costruzione alla fase di esercizio.
Il mercato sta crescendo rapidamente: secondo una stima di Datacentres.com Research, a metà 2026 debito, ABS, direct lending, mezzanino e azioni privilegiate rappresentano circa il 58% del nuovo capitale per lo sviluppo di data center, contro il 41% circa del 2024. Esempi recenti sono Switch, con circa 768 milioni raccolti con l’emissione Series 2026-1, e Cloud Capital, la cui emissione da 520 milioni su un data center da 80 MW in Virginia affittato a un hyperscaler è stata la prima a ottenere il rating AAA da tre agenzie.
Qui entra in gioco la struttura che ha fatto più discutere, come il caso Hyperion di Meta in Louisiana (tecnicamente un’emissione obbligazionaria di progetto tramite SPV più che un ABS in senso stretto). Blue Owl detiene l’80% della joint venture e Meta il 20%, a fronte di circa 27 miliardi di dollari di costi di sviluppo; una parte del capitale di Blue Owl è finanziata con debito collocato presso PIMCO e altri investitori obbligazionari, e il debito resta fuori dal bilancio di Meta. Meta utilizza il campus con contratti di locazione operativa di durata iniziale quattro anni, con opzioni di rinnovo.
Il debito ha ottenuto da S&P un rating A+, un gradino sotto quello di Meta, grazie al sostegno contrattuale del gruppo, che include la garanzia sul valore residuo (Columbia Business School).
Per bilanciare questa flessibilità, Meta ha concesso una garanzia sul valore residuo (RVG) per i primi 16 anni di operatività: se si verificano determinate condizioni dopo il mancato rinnovo o la risoluzione di un contratto, Meta versa alla joint venture un pagamento in contanti, di importo massimo prestabilito e commisurato al valore del campus.
Una struttura analoga è stata adottata a El Paso, in Texas: BlackRock detiene l’80% e Meta il 20%, con circa 14 miliardi di costi di sviluppo, locazioni di quattro anni con quattro opzioni di rinnovo fino a un massimo di vent’anni e garanzie sul valore residuo con una soglia complessiva di circa 13 miliardi di dollari, che diminuisce nel tempo.
Il punto debole è proprio la natura “fuori bilancio” di rischi che restano sostanzialmente in capo al conduttore. A nostro avviso, chi acquista queste obbligazioni valuta di fatto la solidità creditizia di Meta più di quella dell’impianto, punto di vista condiviso da diverse analisi, tra cui quella di IFR. Infatti, i rischi di costruzione e operativi restano in capo a Meta, e quello di obsolescenza passa a Meta tramite la garanzia sul valore residuo.
Sul piano contabile in molti hanno paragonato l’operazione a pratiche dell’era Enron, notando che la struttura è costruita per far ricadere il consolidamento su Blue Owl.
Analisi come quelle di IFR e Columbia Business School osservano che contratti iniziali brevi e garanzie sul valore residuo non compaiono nel bilancio dei conduttori in base alle regole contabili vigenti: gli obblighi economici complessivi degli hyperscaler sono meno visibili e quindi – commentano i nostri analisti – sottostimati.
In un’emissione successiva legata a Meta – quella per il campus di El Paso – gli investitori hanno richiesto un rendimento superiore di circa 0,4 punti percentuali rispetto alle obbligazioni di Hyperion: secondo alcuni osservatori, questo è un segnale che il mercato inizia a valutare le emissioni più sulla loro economia che sull’aura creditizia di Meta.
Tra i principali acquirenti di questo debito ci sono assicuratori e – secondo i nostri analisti – fondi pensione in cerca di rendimenti a lungo termine. Nel caso di Hyperion, il comunicato Meta cita PIMCO e altri investitori obbligazionari come sottoscrittori del debito. Secondo la nostra analisi, il settore assicurativo rischia di essere esposto due volte, come assicuratore degli impianti e come investitore nel loro debito.
Non sempre è semplice trovare una garanzia reale a supporto di un finanziamento per un progetto specifico – concludono i nostri analisti – e spesso succede di identificare la debolezza finanziaria di un’operazione quando è già avviata. Ora come ora, questa tipologia di finanziamenti ha supportato lo sviluppo di investimenti per miliardi di dollari in tutto il mondo, ma ultimamente gli investitori sono diventati più attenti e cercano garanzie ulteriori o premio al rischio maggiore.
Insomma, il denaro a buon mercato sta finendo e gli investitori stanno aprendo gli occhi sui rischi diretti e indiretti delle operazioni.
Messi in fila, i temi di questo articolo ruotano attorno alla stessa domanda: chi sopporta il rischio e quanto è visibile?
Nei finanziamenti garantiti dal conduttore, il rischio dell’impianto si sposta in larga parte sulla solidità di un singolo soggetto; in ambito assicurativo, un solo evento può coinvolgere più polizze e più operatori; nella spesa per nuova capacità, la domanda futura resta incerta. Secondo la nostra redazione, gli aspetti da osservare nei prossimi mesi sono due: se il mercato incorporerà questi rischi nel prezzo del debito, come è già avvenuto per El Paso, e quanta trasparenza accompagnerà queste strutture.
Gli ABS (asset-backed securities) sono titoli il cui rimborso dipende dai flussi di cassa di un insieme di attivi; per i data center, i canoni di locazione. Nell’Unione europea la cartolarizzazione è disciplinata dal Regolamento (UE) 2017/2402, che la definisce come un’operazione in cui il rischio di credito è suddiviso in tranche.
Gli hyperscaler sono i grandi operatori del cloud e dell’IA che gestiscono infrastrutture digitali su scala molto ampia; nell’articolo, Meta è il conduttore dei campus finanziati.
È l’impegno del conduttore a versare un pagamento, con un limite massimo, al proprietario dell’impianto se si verificano determinate condizioni dopo il mancato rinnovo del contratto. Per Hyperion copre i primi 16 anni di operatività; per El Paso la soglia complessiva è di circa 13 miliardi di dollari e diminuisce nel tempo.
Assicurare un data center per l’IA è difficile perché in un solo progetto si sommano rischi di costruzione, trasporto, danni e interruzione dell’attività, e un singolo evento può generare sinistri su più polizze.
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