Lo stato dell’arte dei Minibond in Italia: una panoramica sul debt crowdfunding

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Lo stato dell’arte dei Minibond in Italia: una panoramica sul debt crowdfunding

Gennaio 23, 2024 Minibond

I Minibond in Italia sono diventati un nuovo strumento finanziario a disposizione delle PMI con il Decreto Sviluppo del 2012, che ha aperto a queste imprese la possibilità di raccogliere capitale in debt crowdfunding con titoli di debito di importi inferiori a 50 milioni di euro.

I Minibond sono quindi obbligazioni (se emesse da S.p.a.), titoli di debito (se emessi da S.r.l.) o cambiali finanziarie a medio-lungo termine di importi contenuti, che possono essere emessi da aziende anche di piccole dimensioni. Queste possono così ridurre la loro dipendenza dal credito bancario e diversificare le proprie fonti di finanziamento. I Minibond hanno incontrato il favore delle PMI italiane, molto attratte dalla finanza alternativa. Gli obiettivi di solito sono la promozione di piani di sviluppo, la ristrutturazione di passività finanziare o l’implementazione di operazioni di investimento straordinarie.

L’ultimo report dell’Osservatorio Minibond del Politecnico di Milano (marzo 2023) ha riscontrato che nel 2022 sono continuate ad aumentare, dopo già due anni di crescita, le imprese italiane impegnate nel collocamento di Minibond, con 254 emittenti contro le 200 emittenti della fine del 2021. Il report dell’Osservatorio Crowdinvesting dello stesso Politecnico, qualche mese dopo, ha evidenziato una tendenza negativa per i volumi di raccolta dei Minibond nel 2023, dovuta probabilmente all’impennata dei tassi di interesse. Gli scenari futuri saranno influenzati dalla lenta discesa di questi ultimi e dall’entrata in vigore del Regolamento Europeo sul Crowdfunding.

Che cos’è il debt crowdfunding e cosa prevede la normativa per i Minibond

Dal 2019, grazie alcune modifiche regolamentari, anche le piattaforme di crowdfunding come Opstart possono raccogliere capitali tramite il collocamento di bond e minibond emessi da aziende di piccole, medie e grandi dimensioni. Prima, solo banche, SIM e imprese di investimento potevano gestire il collocamento di questi strumenti. Sono nate così le operazioni di debt crowdfunding, cioè di vendita di titoli di debito o obbligazioni in crowdfunding – limitata a investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale nel caso di S.r.l., e, inizialmente, a sole alcune categorie di investitori retail nel caso di S.p.a. – creando un’opportunità più accessibile per le piccole e medie imprese.

Il 10 novembre 2023 è entrato in vigore il Regolamento Europeo sul crowdfunding, che ha introdotto una normativa comunitaria per le operazioni di equity, lending e debt crowdfunding. Tra le novità, è previsto l’ampliamento delle categorie di investitori in Minibond: ora tutti gli investitori sofisticati e non possono investire in questi strumenti (purché emessi da società per azioni).

Le norme di funzionamento di questi strumenti sono assimilabili a quelle delle normali obbligazioni finanziarie o titoli di debito: gli investitori che acquistano Minibond in debt crowdfunding hanno diritto al rimborso integrale secondo uno specifico piano di ammortamento e a degli interessi prestabiliti versati tramite cedole periodiche. Per le società esiste la possibilità di sostenere solo il pagamento degli interessi durante tutto il periodo di durata del finanziamento, per poi versare il rimborso dello stesso in un’unica soluzione al termine del periodo (e in questo caso si parla di piano di ammortamento “bullet”).

Questa flessibilità si aggiunge agli altri numerosi vantaggi del debt crowdfunding per le PMI. Oltre alla già menzionata diversificazione delle fonti di debito, l’emissione di Minibond determina:

  • l’opportunità di entrare in contatto con tipologie di investitori che possono essere utili per gli sviluppi futuri dell’azienda;
  • non prevede alcuna segnalazione in centrale rischi;
  • impone un miglioramento della pianificazione finanziaria per la presentazione dei documenti per l’operazione;
  • genera visibilità e reputazione per l’azienda emittente.

Inoltre, non bisogna dimenticare di citare le numerose agevolazioni fiscali, che saranno oggetto del prossimo paragrafo.

Le differenze tra Bond e Minibond nel debt crowdfunding

Le differenze tra i Minibond e le tradizionali obbligazioni finanziarie, i Bond, consistono innanzitutto nel taglio dell’emissione e, di conseguenza, differiscono anche per le tipologie di società che ne fanno uso. Generalmente, i Minibond sono emessi da aziende di dimensioni più contenute che rientrano nella definizione comunitaria di PMI.

In secondo luogo, una grande differenza è la semplificazione dell’operazione: i Minibond sono più facili da emettere e da gestire e meno costosi dei Bond.

Infine, i Minibond comportano numerosi vantaggi e agevolazioni fiscali in più rispetto ai Bond, sia per gli investitori, sia per quanto riguarda le imprese.

AGEVOLAZIONI PER GLI INVESTITORI

La disciplina dei Minibond, infatti, prevede un regime fiscale semplificato e alcune agevolazioni: le imprese che emettono Minibond, a differenza di quelle che emettono Bond, sono esentate dalla ritenuta alla fonte e possono applicare l’imposta sostitutiva direttamente sugli interessi se gli investitori sono persone fisiche o enti non soggetti a IRES. Questi ultimi, quindi, ricevono cedole nette, già scontate dell’imposta sostitutiva.

Questo regime fiscale è applicabile anche alle società non quotate, ma, affinché gli investitori possano accedere alle agevolazioni fiscali previste, i titoli obbligazionari della società devono essere negoziati in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione all’interno dell’UE; se non lo sono, per rientrare nelle agevolazioni fiscali devono essere detenuti da investitori qualificati ex art 100 del TUF.

AGEVOLAZIONI PER LE IMPRESE

Dal punto di vista dell’impresa emittente, i vantaggi fiscali offerti dalla disciplina dei Minbond comprendono anche la possibilità di dedurre gli interessi passivi: la differenza tra interessi attivi e interessi passivi è deducibile nella misura massima del 30% del reddito operativo lordo. La possibilità di deduzione, inoltre, riguarda anche tutte le spese sostenute per l’emissione dei Minibond.

Infine, se le emissioni sono garantite da terzi, le società emittenti possono beneficiare dell’imposta sostitutiva già applicabile ai tradizionali finanziamenti bancari a medio-lungo termine: un’imposta pari allo 0,25% dell’importo finanziato che sostituisce le imposte di registro, bollo, ipocatastali e la tassa sulle concessioni governative.

Chi può emettere un Minibond in crowdfunding?

Possono emettere Minibond tutte le società non finanziarie, quotate o non quotate.

Chi può sottoscrivere un Minibond?

Con l’entrata in vigore del Regolamento UE sul Crowdfunding è venuta meno la normativa che riservava la sottoscrizione di Minibond a investitori professionali e ad alcune categorie specifiche di investitori retail. Oggi tutti i tipi di investitori possono partecipare a campagne di collocamento di Minibond a patto che siano emessi da S.p.a. L’unico requisito per l’accesso degli investitori non sofisticati (cioè retail) è lo svolgimento del “questionario di conoscenza”, previsto per tutti gli strumenti di crowdinvesting per verificare la competenza e la consapevolezza di ciascun investitore non sofisticato. Attenzione però: fanno eccezione i Minibond emessi da srl, che secondo la normativa possono essere sottoscritti solamente da investitori professionali sottoposti a vigilanza prudenziale da parte di Banca d’Italia, così come definito dal Codice Civile.

Come funziona Crowdbond

Tra i portali di crowdfunding che hanno aperto una sezione dedicata ai Minibond c’è Opstart, con la divisione specializzata Crowdbond, che permette di investire e raccogliere capitali attraverso l’emissione e il collocamento di titoli di debito o obbligazioni (Bond e Minibond).

Le società che vogliono vendere obbligazioni o titoli di debito sulla piattaforma per raccogliere capitale di debito in crowdfunding devono mandare la loro candidatura con tutte le informazioni e i documenti necessari per un’accurata analisi preliminare. Crowdbond, effettua la valutazione di merito creditizio della società e ne analizza anche la capacità finanziaria di sostenere il debito, attribuendo alla società un “punteggio creditizio” ed elaborando una relazione dettagliata dell’analisi. Questi elementi serviranno al team di Crowdbond per approvare o rifiutare la candidatura della società e in caso di approvazione verranno pubblicati nella pagina dedicata al progetto sul portale, insieme a tutto il set documentale, a beneficio informativo degli investitori.

Nella sezione gli utenti trovano tutte le informazioni sui progetti in corso: durata dello strumento, investimento minimo, rendimento, garanzie, tasso di interesse, condizioni di rimborso, oltre all’analisi finanziaria delle società proponenti e agli obiettivi della raccolta di capitali. Ogni offerta è inoltre corredata delle informazioni sulla modalità di calcolo degli interessi.

Dopo aver creato un proprio profilo sulla piattaforma, l’utente può investire facilmente nel progetto o nei progetti che ha scelto. Il capitale investito verrà rimborsato nei tempi e nelle modalità previste in fase di sottoscrizione, maggiorato degli interessi prestabiliti.

A differenza dell’equity crowdfunding, il debt crowdfunding non prevede l’ingresso degli investitori come soci nelle imprese, in quanto l’investimento riguarda strumenti di debito e non quote societarie. Un’altra differenza tra queste due modalità riguarda gli incentivi fiscali: nel debt crowdfunding essi sono previsti solo per le imprese emittenti, non ve ne sono invece per gli investitori.

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