Crowdinvesting in Italia: cos’è successo negli ultimi 12 mesi? Risponde l’Osservatorio del Politecnico di Milano

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Crowdinvesting in Italia: cos’è successo negli ultimi 12 mesi? Risponde l’Osservatorio del Politecnico di Milano

Il crowdinvesting in Italia comprende tre tipologie di investimento in crowdfunding: equity crowdfunding, lending crowdfunding e debt crowdfunding. Sono modalità di impiego del capitale e di finanziamento aziendale che iniziano a essere capillarmente diffuse, ma ancora attraversate da continue novità e ricche di implicazioni da comprendere.

Proprio per analizzare il fenomeno e le risposte del mercato è nato nel 2016 l’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, che ogni anno pubblica un report sull’andamento del crowdinvesting in Italia. Questo documento fornisce dati interessanti sui numeri del crowdinvesting, sia in relazione al numero di aziende finanziate, sia in relazione alla quantità di denaro raccolto; traccia un identikit delle aziende e degli investitori che interagiscono nell’ambito del crowdinvesting; presenta le novità normative in merito a un settore dove c’è ancora parecchia ambiguità a livello istituzionale.

Crowdinvesting in Italia: i numeri

Innanzitutto l’Osservatorio definisce il crowdinvesting come “sottoinsieme del crowdfunding, laddove singole persone fisiche (ma anche investitori istituzionali e professionali) possono, attraverso una piattaforma Internet abilitante, aderire direttamente ad un appello rivolto alla raccolta di risorse per un progetto”.

Per i risparmiatori si tratta di un’opportunità di investimento alternativa a quelle tradizionali, accessibile anche per chi non ha risorse economiche ingenti da investire e ad alto rendimento (e alto rischio), con un impatto sull’economia reale. Infatti, per startup e PMI, fondamentali per il tessuto imprenditoriale italiano, il crowdinvesting rappresenta la possibilità di raccogliere capitale a cui altrimenti farebbero fatica ad avere accesso, a causa dei lunghi tempi e della burocrazia stringente degli istituti di credito tradizionali.

Sono soprattutto queste tipologie di imprese che ricorrono al crowdfunding, e per la loro crescita il volume di capitali raccolti con il crowdinvesting in Italia è molto rilevante: tra giugno 2021 e giugno 2022 i finanziamenti ottenuti sono stati pari a 430,6 milioni di euro (+27% rispetto all’anno precedente) su circa 90 piattaforme di crowdfunding italiane.

Equity crowdfunding

L’equity crowdfunding è la tipologia di crowdfunding che permette di investire in startup o PMI innovative che raccolgono capitale di rischio, quindi vendono titoli di partecipazione su piattaforme online autorizzate da Consob. È stata la prima tipologia di crowdinvesting in Italia ad affermarsi per le imprese e la prima a ricevere una regolamentazione ad hoc da parte di Consob nel 2013.

Secondo l’Osservatorio, nel primo semestre 2022, questo comparto ha subito un leggero calo rispetto al secondo semestre del 2021 (-39,1% per i progetti non immobiliari, -0,5% per quelli immobiliari, che sono sempre di più facile successo), ma bisognerà aspettare i risultati del resto dell’anno per capire se ci sia una tendenza negativa in atto oppure se sia solo il frutto della congiuntura economica incerta del momento.

215 startup e PMI innovative hanno lanciato una campagna di equity crowdfunding negli ultimi 12 mesi, alcune anche più di una, e di queste l’88,9% ha avuto esito positivo, raccogliendo nell’insieme 141,9 milioni di euro. Un dato interessante è che le piattaforme coinvolte sono solo 27, nonostante il numero complessivo di quelle autorizzate da Consob sia ben 51.

La maggior parte delle imprese sono in fase di startup, ma le PMI che ricorrono a questo strumento sono in aumento, e con il Regolamento UE sul Crowdfunding che entrerà in vigore nel 2023 la tipologia equity verrà aperta a tutte le categorie di imprese, senza limiti di natura, dimensioni e fatturato. Il fatto che attualmente questa strada sia percorsa soprattutto dalle startup e sia riservata a quelle di carattere innovativo contribuisce a far sì che prevalgano le imprese che operano nel campo dell’informazione e della comunicazione. Continua, però, la crescita delle campagne relative a progetti di sostenibilità ambientale e/o sociale, che conferma l’interesse degli investitori e delle imprese stesse per i temi ESG: sono più di 100 le campagne equity incentrate sulla sostenibilità e hanno raccolto oltre 58 milioni di euro.

A ogni campagna hanno partecipato in media 96,2 investitori, soprattutto uomini, che hanno visto crescere il proprio portafogli del +17,46% in media: un rendimento più alto degli strumenti finanziari standard, legato alle notevoli potenzialità di crescita delle imprese coinvolte e all’elevato rischio.

Sono infine diventate operative le bacheche elettroniche per la compravendita di quote di partecipazione acquistate in crowdfunding, come Crowdarena: una piattaforma che permette di rendere più liquido l’investimento.

Le novità per l’equity crowdfunding arriveranno con l’entrata in vigore del già citato Regolamento UE, che prevede, fra le altre norme, la riduzione del limite di raccolta da 8 a 5 milioni di euro: un limite comunque ampio, considerando che attualmente il valore medio di raccolta di una campagna è intorno ai 200.000€ e solo i progetti immobiliari superano una media di 1 milione di euro.

Lending crowdfunding

Il lending crowdfunding è storicamente la tipologia che cresce di più, grazie soprattutto al suo grande successo in ambito immobiliare, dove è fondamentale la rapidità di reperimento dei capitali per avviare i lavori o evitare momenti di stallo durante lo sviluppo. È il real estate crowdfunding, infatti, a registrare i valori più alti in ambito lending, con 176 milioni di euro raccolti nell’ultimo anno su ben 20 piattaforme specializzate in questa tipologia: un incremento del +56,8% rispetto ai 12 mesi precedenti. In questo ambito, spesso l’impresa che promuove il progetto fa più campagne di lending crowdfunding successive, per finanziare diverse fasi di sviluppo del progetto.

Sono invece solo 7 le piattaforme dedicate al prestito per persone fisiche e 12 quelle generaliste per imprese. Poche ma buone: le 7 piattaforme consumer hanno registrato un +52% di risorse raccolte rispetto all’anno precedente, segno che anche fra le persone fisiche il lending crowdfunding è uno strumento in cui il pubblico nutre fiducia. Più modesta, ma comunque decisa, la crescita delle 12 piattaforme business generaliste: +10,2%. Anche quest’ultimo settore, come l’equity crowdfunding, registra un segno negativo rispetto al solo secondo semestre del 2021 (-12,4%), dovuto probabilmente alla congiuntura economica attuale e ai cambiamenti in arrivo nel mondo del crowdfunding.

L’Osservatorio sottolinea infatti come in ambito lending crowdfunding i cambiamenti che porterà il Regolamento UE potranno essere più incisivi, perché attualmente queste piattaforme non sono soggette a una normativa precisa come quelle di equity crowdfunding, e dovranno adeguarsi a un sistema di regole che per la prima volta le coinvolgerà in modo specifico. Questo ha creato qualche incertezza negli investitori, che pure non ha determinato una significativa flessione delle raccolte, ma piuttosto una maggiore difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi. È anche per questo motivo che nell’ultimo anno sono nate tante nuove piattaforme: per evitare il processo di autorizzazione che sarà obbligatorio per i portali che nasceranno dopo l’entrata in vigore del regolamento. Il report prevede comunque una crescita del lending crowdfunding, sia consumer sia business, per l’anno prossimo.

Un aspetto interessante nell’ambito del lending crowdfunding, che è aperto a tutte le tipologie di imprese, è che sebbene startup e PMI siano sempre la quasi totalità delle imprese che ricorrono a questo strumento, anche alcune grandi imprese lo utilizzano: l’obiettivo non è quello di trovare capitali, bensì di coinvolgere il pubblico e creare una comunità, rafforzando la propria presenza sul territorio. Anche in questo caso, i temi su cui si fa maggiormente leva per stimolare un’azione condivisa sono quelli legati alla sostenibilità.

Debt crowdfunding

Il debt crowdfunding è l’ultimo arrivato nell’ambito del crowdinvesting in Italia: solo nel 2019 la nuova Legge di Bilancio ha introdotto per le imprese la possibilità di collocare minibond sui portali autorizzati di equity crowdfunding e ha esteso il relativo regolamento a questa nuova categoria di investimenti. Per questo motivo, il report dell’Osservatorio analizza l’andamento dei minibond unitamente a quello dell’equity crowdfunding.

Dei portali di equity crowdfunding italiani, 8 hanno esteso la propria offerta ai minibond. Di questi, solo 3 hanno pubblicato campagne di debt crowdfunding negli ultimi 12 mesi, per un totale di 36 campagne e 37,63 milioni di euro raccolti, in crescita del +68,7% rispetto all’anno precedente. Con l’introduzione del Regolamento UE questa crescita è probabilmente destinata ad accelerare, considerando che la collocazione di titoli di debito verrà aperta anche alla fruizione di investitori retail, mentre al momento è riservata agli investitori professionali e solo a particolari categorie di non professionali.

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