Piccole e medie imprese: quando è il momento di internazionalizzare il proprio business

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Piccole e medie imprese: quando è il momento di internazionalizzare il proprio business

Maggio 25, 2024 Economia e Finanza

Le piccole e medie imprese che vogliono crescere devono valutare la strada dell’internazionalizzazione fra le varie strategie a disposizione. Internazionalizzare il business significa espanderlo al di fuori del proprio mercato nazionale, e in un mondo altamente globalizzato è un passo inevitabile per alcuni tipi di impresa e ricco di potenziale per tantissimi altri.

Portare l’azienda all’estero è un’opportunità che può rappresentare un determinante salto di qualità per una PMI, ma è anche un processo complicato. Se non eseguito nel momento giusto e con la giusta preparazione, può avere conseguenze negative anziché positive per l’azienda.

Perché internazionalizzare

Internazionalizzare non significa semplicemente esportare un prodotto o servizio all’estero, bensì replicare alcune strutture e attività aziendali in un altro Paese, entrando in contatto con risorse, professionalità e modelli locali.

Perché una piccola o media impresa dovrebbe decidere di avviare un’operazione così complessa?

I motivi possono essere diversi:

  • il mercato interno è saturo e non ci sono più margini di crescita;
  • uscire dai confini del proprio Paese risulta la migliore strategia di crescita per quel tipo di business, struttura e obiettivi aziendali;
  • in un Paese diverso dal proprio c’è un maggiore mercato per un certo prodotto o servizio;
  • si rende necessario aumentare le economie di scala;
  • si rende necessario tagliare i costi dei fornitori;
  • si rende necessario acquisire nuove competenze o conoscenze.

Ciascuno di questi motivi, ovviamente, può manifestarsi insieme a uno o più degli altri.

Vantaggi dell’internazionalizzazione

Come anticipavamo, l’internazionalizzazione può essere un’ottima strategia per le piccole e medie imprese per fare un salto di qualità notevole, crescere e/o reinventarsi, aumentare la produttività e molto altro. Vediamo tutti i possibili benefici.

  • L’aumento del fatturato è il primo e il più ovvio: espandersi in un altro o in altri mercati permette di aumentare il numero di clienti e le vendite.
  • La riduzione dei costi è stata a lungo (e spesso è ancora) il motivo alla base dell’internazionalizzazione di molte aziende, che all’estero possono trovare manodopera e fornitori a minore costo. Ma il risparmio deriva anche dallo sviluppo di economie di scala.
  • Essere presenti in due o più mercati consente di diversificare e quindi abbassare il rischio d’impresa, perché si riduce la dipendenza dal proprio mercato principale e dalle sue contingenze politico-economiche.
  • Un nuovo mercato può presentare opportunità di business che in quello vecchio non erano presenti, per esempio linee di prodotto o modelli di distribuzione alternativi.
  • In un nuovo mercato, prodotti che in patria hanno esaurito il loro ciclo di vita possono riprenderlo dall’inizio.
  • Essere presenti in più Paesi dona prestigio all’azienda e migliora la sua reputazione e competitività.
  • Andare all’estero significa anche ampliare il network di contatti, scoprire nuovi talenti o nuove tecnologie, acquisire competenze, creare occasioni di formazione e di crescita culturale per il team.
  • Al vantaggio appena descritto è collegata anche l’opportunità di trovare nuove fonti di finanziamento.
  • Stabilire una sede dell’azienda in un Paese straniero permette di godere di eventuali benefici fiscali, agevolazioni, finanziamenti previsti dalla legge locale.

Svantaggi dell’internazionalizzazione per le piccole e medie imprese

Alla lunga lista di vantaggi va aggiunta quella degli svantaggi e dei rischi a cui questa strategia espone, che possono essere elevati soprattutto per le piccole e medie imprese. Per internazionalizzare, infatti, bisogna avere spalle molto larghe in partenza e/o costruirsi un’adeguata e robusta preparazione.

  • Internazionalizzare un business richiede una fase preparatoria di studio di mercato e analisi di fattibilità molto lunga e complessa, che porta via tempo e risorse per individuare il target e conoscere a fondo il contesto di riferimento (e può anche concludersi con un nulla di fatto).
  • La necessità di convogliare tempo e risorse verso questo nuovo, impegnativo obiettivo può compromettere le altre attività aziendali.
  • Andare in un altro Paese espone sempre al rischio di fraintendere o sbagliare qualcosa nelle procedure amministrative, legali e fiscali, con i conseguenti costi economici e di immagine.
  • Similmente, le differenze culturali e linguistiche possono creare problemi con i collaboratori e gli altri stakeholder locali.
  • Per internazionalizzare è necessario lavorare sulla cultura aziendale nel suo complesso e coordinare tutti i reparti dell’azienda: se la struttura aziendale non è preparata, il rischio che emergano falle nella strategia in corso è elevato.

Per proteggersi dagli svantaggi e dai rischi dell’internazionalizzazione, l’unico segreto è farla in modo consapevole, solo quando l’azienda è realmente preparata e senza sottovalutare nessun passaggio.

Quando è il momento di internazionalizzare per le piccole e medie imprese?

Non c’è un momento preciso, nelle varie fasi di vita di piccole e medie imprese, che si possa definire perfetto per internazionalizzare. Sicuramente, se si parla di fasi di vita di una startup, è opportuno aver raggiunto lo stadio definito Growth, che denota una prima stabilità e disponibilità di risorse.

In generale, è necessario che l’azienda possieda determinati requisiti:

  • struttura definita e solida;
  • stabilità finanziaria;
  • possibilità di fare investimenti e/o accedere a finanziamenti;
  • cultura manageriale e aziendale aperta e dinamica;
  • team in grado di gestire i contatti con l’estero (oppure possibilità di ampliare sin da subito il team);
  • capacità produttiva e organizzativa sufficiente per la gestione della nuova domanda.

Se uno o più di questi requisiti non sono presenti, occorre lavorare per svilupparli, prima di perseguire l’obiettivo dell’internazionalizzazione. Può essere utile affidarsi a una consulenza specializzata, sia per questa fase di preparazione, sia per l’operazione vera e propria.

In secondo luogo, il momento giusto è quando si presenta l’opportunità: essere attenti e ricettivi ai movimenti e ai cambiamenti dei mercati internazionali è fondamentale per cogliere le opportunità emergenti. Anche bandi e finanziamenti pubblici o privati hanno a volte come oggetto proprio il supporto all’espansione internazionale.

Una possibile strada per tastare il terreno di un mercato estero, oggi, è il crowdfunding: con il nuovo Regolamento UE che ha uniformato la normativa sul crowdfunding in tutti i Paesi membri, è diventato possibile fare campagne di crowdfunding all’estero o raccogliere capitale in Italia da investitori stranieri. Il crowdfunding può servire come fonte di finanziamenti e contemporaneamente come test di mercato preliminare all’internazionalizzazione vera e propria.

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