P2P lending: tutti i segreti del prestito “da pari a pari”

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P2P lending: tutti i segreti del prestito “da pari a pari”

settembre 23, 2026 La redazione Lending Crowdfunding

Il lending crowdfunding ha tanti nomi e tante forme: è noto anche come social lending o p2p lending, ovvero prestito peer-to-peer. Tali definizioni rivelano in modo più esplicito le origini di questo tipo di finanziamento e la sua natura, sottolineando l’idea dell’eliminazione del rapporto gerarchico tra il soggetto richiedente del prestito e i prestatori. L’operazione avviene “da pari a pari”, cioè da privati a privati, senza l’intermediazione di un’istituzione finanziaria come la banca.

Se originariamente il prestito tra pari è nato come prestito personale a favore di persone fisiche che non riuscivano a ottenerne uno bancario – da qui la dimensione spiccatamente “social” –, in seguito questa modalità si è estesa anche alle imprese ed è diventata un potente strumento di finanza alternativa per il sostegno all’economia reale.

Oggi esistono diverse tipologie di lending crowdfunding e diversi meccanismi di funzionamento del prestito p2p.

Il prestito peer-to-peer per il credito al consumo

Nel 2004, il portale fintech britannico Zopa offrì per la prima volta la possibilità di richiedere prestiti personali online ad altri privati. Negli anni successivi, piattaforme simili nacquero in diversi Stati europei, con particolare spinta in seguito alla crisi finanziaria del 2008.

In questo modello, una persona richiede un prestito per realizzare un progetto personale (cure mediche, lavori di ristrutturazione, opere artistiche, percorsi di istruzione e formazione, ma anche l’acquisto di una macchina ecc.) e riceve denaro dagli utenti che vedono il suo progetto su una piattaforma e decidono di contribuire al prestito. Potersi rivolgere a più prestatori allo stesso tempo aumenta le probabilità di raggiungere la somma richiesta.

Per distinguere questo tipo di prestito da quello verso le imprese, si parla di lending crowdfunding consumer contrapposto al lending crowdfunding business.

Come funziona il p2p lending sulle piattaforme consumer

Il panorama del p2p lending italiano di tipo consumer si è progressivamente consolidato attorno a operatori bancari: Prestiamoci, dal dicembre 2023, è controllata da Banca Valsabbina mantenendo attiva la propria piattaforma di prestiti tra privati; Soisy si è fusa in Compass Banca (gruppo Mediobanca) nel gennaio 2024; MotusQuo è stata acquisita da Teda Merchant. Restano inoltre attive sul mercato Smartika, piattaforma del Gruppo Sella, e Talents Venture, dedicata ai prestiti a studenti tramite Income Share Agreement.

In generale, possono richiedere un prestito personale su una piattaforma di peer-to-peer lending tutti i soggetti maggiorenni che possiedano un reddito dimostrabile e non abbiano precedenti di insolvenza. Alcuni portali stabiliscono anche un limite massimo di età.

Esistono delle soglie minime e massime di prestito, diverse per ogni piattaforma, e anche la durata è variabile, con scadenze che partono da 12 mesi per arrivare fino a oltre 60. Alcuni portali, inoltre, trattengono delle commissioni sull’importo raccolto dai richiedenti e su quello investito dai prestatori.

La richiesta di prestito viene prima vagliata dalla piattaforma, che ne verifica i requisiti e vi assegna un rating indicativo del livello di rischio dell’operazione. Sulla base di queste caratteristiche viene stabilito anche il tasso di interesse da riconoscere ai prestatori. Da questo punto in poi il funzionamento dell’operazione segue o il modello diffuso o il modello diretto.

Modello diffuso e modello diretto

Le piattaforme di lending crowdfunding di tipo consumer possono operare con due diversi modelli di business:

  • con il modello diffuso è la piattaforma a decidere l’allocazione del capitale che i prestatori mettono a disposizione, sulla base dei criteri indicati da ciascun utente per quanto riguarda il livello di rischio accettato e il tasso di interesse atteso;
  • con il modello diretto la piattaforma pubblica i progetti online e sono i prestatori a scegliere direttamente a chi prestare denaro, valutando in autonomia.

Il primo modello è più vicino ai meccanismi del risparmio gestito e implica il reinvestimento automatico dei capitali rimborsati e degli interessi incassati, il secondo incarna più precisamente il meccanismo del crowdfunding e prevede la restituzione del capitale e l’erogazione degli interessi ai prestatori a scadenza.

Il prestito peer-to-peer per il credito alle imprese

Il lending crowdfunding business si è sviluppato più lentamente rispetto a quello consumer, ma oggi è il settore trainante del crowdfunding italiano. Esso rappresenta per le imprese un’alternativa al prestito bancario, spesso troppo oneroso e difficilmente accessibile, oppure appesantito da tempi troppo lunghi.

Con il lending crowdfunding, le imprese possono richiedere un prestito a una molteplicità di prestatori privati online, rispettando poche condizioni e personalizzando i termini della richiesta, e riuscire a ottenerlo in tempi molto più brevi rispetto a quelli bancari. Per questo motivo il tasso di interesse può essere leggermente più alto della media.

Come funziona il p2p lending sulle piattaforme business

L’iter è simile a quello delle piattaforme consumer, ma in ambito business non ci sono barriere all’ingresso per nessun tipo di azienda, purché si parli di spa o srl, e vige solo il modello diretto. Le piattaforme di lending crowdfunding analizzano tutti i progetti che ricevono per valutarne la fattibilità, il merito creditizio e la conoscenza del settore del crowdfunding.

I progetti delle società richiedenti che superano la selezione vengono resi pubblici online con tutti i dettagli sull’azienda, sulle condizioni dell’investimento e sul livello di rischio.

La campagna di lending crowdfunding ha solitamente durata breve, intorno a 30 giorni, mentre è variabile la scadenza del prestito, che tende a oscillare tra i 12 e i 36 mesi. La soglia massima di raccolta è di 5 milioni all’anno. Al termine della campagna, i capitali raccolti vengono erogati all’azienda. Le modalità di restituzione del prestito vengono definite in anticipo dalla società, che può scegliere tra diverse modalità di rimborso:

  • amortizing (rimborso del capitale a rate)
  • bullet (rimborso del capitale in un unico versamento a fine ammortamento).

Gli interessi dovuti, invece, possono essere erogati agli investitori a rate a importo fisso o variabile oppure in unica soluzione all’inizio o alla fine del prestito.

Quali garanzie per il lending crowdfunding?

I prestiti peer-to-peer non prevedono sempre forme di garanzia per i prestatori, infatti sono operazioni ad alto rischio. In caso di fallimento o morosità del debitore, le piattaforme attivano i programmi di recupero crediti, ma senza poter offrire alcuna sicurezza sull’esito. Per questo motivo è molto importante applicare il principio della diversificazione del portafoglio e leggere attentamente le statistiche di default dei prestiti che ogni portale è obbligato e pubblicare a cadenza regolare.

Quando sono fornite delle garanzie per gli investitori, come fideiussioni o altre forme di garanzia, vengono opportunamente descritte all’interno della pagina progetto.

La normativa sul p2p lending

Inizialmente il peer-to-peer lending in Italia non aveva una normativa specifica e Banca d’Italia sottopose semplicemente le piattaforme di lending alle disposizioni di legge previste per gli istituti di pagamento.

Solo nel 2016 comparve un provvedimento specifico della stessa autorità che circoscriveva e stabiliva le condizioni per autorizzare le attività dei portali di questo tipo e inquadrava il rapporto tra prestatori e richiedenti nella definizione del contratto di mutuo presente nel Codice civile.

In vigore dal novembre 2021, nel 2023 è finalmente diventato pienamente applicabile il Regolamento Europeo sul Crowdfunding (ECSP) che stabilisce norme comuni per tutti i portali e le operazioni di equity e lending crowdfunding di tipo business in tutti i Paesi membri dell’Unione. In Italia le autorità competenti e vigilanti sono Consob e Banca d’Italia.
Il finanziamento di persone fisiche, invece, continua a rifarsi alla normativa nazionale.

I dati del p2p lending in Italia

Chiudiamo questa panoramica con gli ultimi dati sul p2p lending in Italia, forniti dall’11° Report italiano sul Crowdinvesting dell’Osservatorio Entrepreneurship Finance & Innovation del Politecnico di Milano (luglio 2026).

Al 30 giugno 2026 risultano autorizzati in Italia 37 portali di crowdinvesting (contro i 42 dell’anno precedente), di cui 13 con licenza per operare sui prestiti diretti (direct lending).

Nel periodo 1/7/2025-30/6/2026 sono state pubblicate 258 campagne di lending crowdfunding, con un tasso di successo storico del 99,2% e un tasso di interesse medio offerto pari al 10,58%.

La raccolta cumulata dall’avvio del mercato ha superato i 717 milioni di euro, ma il settore attraversa una fase di flessione: nel 2025 sono stati raccolti 106,16 milioni di euro (-34% sul 2024) e nel primo semestre 2026 la raccolta si è ulteriormente dimezzata.

Il 76,4% delle campagne riguarda ormai il settore immobiliare, con una scadenza media dei prestiti di 16,5 mesi.

Lending crowdfunding su Opstart

Tra le divisioni di p2p lending tipo business figura anche Crowdlender, la sezione di Opstart dedicata al lending crowdfunding, che ospita sia campagne real estate sia progetti di qualsiasi altro settore economico.

Da gennaio ad agosto 2026 sono state lanciate 23 campagne di lending crowdfunding, tutte chiuse con successo, per una raccolta complessiva di oltre 6,5 milioni di euro.

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Domande frequenti sul P2P lending

Che cos’è il p2p lending?

Il p2p lending, o prestito peer-to-peer, è una forma di finanziamento in cui privati o imprese ottengono un prestito direttamente da altri privati attraverso una piattaforma online, senza l’intermediazione di una banca. È noto anche come social lending o lending crowdfunding.

Che differenza c’è tra p2p lending e lending crowdfunding?

Nella pratica i due termini vengono usati come sinonimi. “P2p lending” e “peer-to-peer lending” ne sottolineano la natura “da pari a pari”, mentre “lending crowdfunding” evidenzia il meccanismo di raccolta diffusa tramite piattaforma online.

Il p2p lending è sicuro?

Come ogni investimento, il p2p lending comporta un rischio: le piattaforme regolamentate valutano il merito creditizio dei richiedenti e assegnano un rating, ma non tutte le operazioni offrono garanzie. Per questo è importante diversificare il capitale su più prestiti e leggere le statistiche di default pubblicate da ciascun portale.

Quali garanzie offre il p2p lending?

Dipende dalla singola operazione: alcune campagne prevedono fideiussioni o altre garanzie, indicate nella pagina progetto.

Come funziona il p2p lending per le imprese?

Le imprese (spa o srl) pubblicano un progetto su una piattaforma autorizzata, che ne verifica fattibilità e merito creditizio. Se approvato, il progetto raccoglie capitale da più investitori online.

Qual è la normativa che regola il p2p lending in Italia?

Il p2p lending rivolto alle imprese è disciplinato dal Regolamento europeo ECSP (UE 2020/1503), in vigore dal novembre 2021 e pienamente applicabile dal 2023, recepito in Italia con il D.L. 30/2023 sotto la vigilanza di Consob e Banca d’Italia. Il prestito a persone fisiche resta invece regolato dalla normativa nazionale sugli istituti di pagamento.

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